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Sto nell'orto per legittima difesa

Calabria

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FRANCESCO MOLLO

La letteratura e il cinema hanno trattato molto il tema della casualità.

Zappo per legittima difesa! L’espressione mi è venuta in mente sabato scorso, mentre con un po’ di amici bevevo un buon bicchiere di vino (greco bianco) freddo, nell’orto. Discutevamo di ritorno alla terra, decrescita felice e altre amenità del genere. Era, in verità, una specie di inaugurazione di un’associazione che mette insieme contadini della domenica come me. La frase – che nella versione originale dice “leggo per legittima difesa” ed è di Woody Allen – mi è venuta in mente perché la passione, il gusto per l’orto si trasmette come quello per la letteratura: per contagio. Se ne parli con altri, se mostri i benefici che ne ricavi, se lasci un libro a portata di mano oppure ogni tanto ne spizzichi qualche riga, alla fine ci sarà qualcuno che dirà: “quasi quasi mi leggo un bel libro”.
Sta accadendo lo stesso con l’orto: un paio di anni fa eravamo soli, io e Roberta, a coltivare pomodori. Oggi (nell’orto dell’associazione) ci sono più persone che ortaggi. E mi piace.
Non so cosa ne pensi mio padre: non ne ho deliberatamente parlato con lui, di questa cosa. Di certo, dopo settant’anni  passati nei panni più tipici di queste latitudini - quelli del meridionale (che si crede) refrattario alla cooperazione - dubito che sia d’accordo.
Ho sentito spesso – e tutt’ora mi giunge una eco di una eco – la frase assiomatica: “dove zappi tu non deve zappare nessuno” (e credo di averla anche utilizzata, in senso metaforico ovviamente, con un amico che face il piacione  e non aveva capito che stavo già corteggiando io la ragazza che poi è diventata mia moglie).
Non so se questo esperimento di microagricoltura condivisa contribuirà a smentire (una volta in più) Edward Banfield e il suo The moral basis of a backward society che ha dipinto i meridionali come familisti amorali (“Familismo” perché l'individuo perseguirebbe solo l'interesse della propria famiglia nucleare, e mai quello della comunità che richiede cooperazione tra non consanguinei. “A-morale” perché si applicano le categorie di bene e di male solo tra famigliari, e non verso gli altri individui della comunità. Cit. Wik.). Vero: quella che ruota intorno all’orto di Joggi non si può certo definire una backward society (società arretrata) con tutti i suoi professionisti dell’intelletto che la compongono; ma – mi si contesterà - il familismo e l’amoralità non badano a ceto sociale.
Vedremo come andrà a finire. Intanto io zappo… per legittima difesa dagli stereotipi.

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