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Mollare tutto/2: la televisione (omologante, spesso deludente, narcotizzante?)

Calabria

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FRANCESCO MOLLO

La letteratura e il cinema hanno trattato molto il tema della casualità.

Domenica scorsa sono andato a trovare Ale e Vale. Due miei coetanei che vivono tra le montagne dell’entroterra calabro con scorci giapponesi in una vecchia casa di pastori arredata in stile Dolce & Gabbana. Allevano maiali neri e ascoltano gli Abba. Hanno una mucca chiamata Miss Floriana e tutto quel che gli occorre; ma non hanno la televisione. Così, in preda ad astratti furori di emulazione, mi ero convinto che anch’io potessi farcela ad affrancarmi dal diabolico mezzo. E che la mia vita sarebbe stata radicalmente votata all’essenza.
Ma mentre tentavo maldestramente di scollegare il decoder, sullo schermo del mio televisore a tubo catodico – almeno in questo sono rimasto essenziale – è apparsa l’immagine della chiesetta che si trova sulla piazza di Joggi, la stessa davanti alla quale passo tutte le volte che vado nel mio orto. L’ho vista nel promo della puntata intitolata Brunori & Marcorè: “una società a responsabilità limitata” che andrà in onda il 20 maggio prossimo (alle 21) su La Effe, la tv di Feltrinelli (canale 50 DTT e tivùsat, 139 di Sky), per il ciclo “Secondo Me”. E così mi sono informato...
Neri Marcorè e Brunori Sas hanno percorso insieme un viaggio tra canzoni e parole, alla ricerca del senso di responsabilità della (mia) generazione cresciuta tra gli anni ‘70 e ’80, secondo modelli vagamente inattuali nell'Italia che nel frattempo è cambiata e che continua a cambiare. Un viaggio fisico – in giro tra Roma e la Calabria su un furgone blu – ma anche un viaggio simbolico, nelle esperienze di vita di Dario e del suo “fan” Neri, personaggi di spettacolo appartenenti a mondi diversi, ma accomunati da un’origine “provinciale”: calabrese quella di Dario, nato a Joggi (appunto), e marchigiana quella di  Neri, originario di Porto Sant’Elpidio. Fanno da colonna sonora  i pezzi più famosi di Dario, tra ricordi, aneddoti reali e di fantasia e situazioni paradossali, emergono desideri, dubbi, ansie e sensi di colpa dell’italiano-tipo e il suo rapporto con la società, mentre è messa ironicamente alla berlina la sua incapacità ad assumersi le proprie responsabilità.
Il racconto prende le mosse dallo spettacolo di teatro-canzone “Brunori Srl – Una società a responsabilità limitata” di cui riprende le tematiche principali, restituendo il ritratto di un’Italia dove pochi giovani diventano adulti e troppi adulti vogliono restare giovani, tra l’importanza che ogni giorno le persone danno alle proprie piccole fesserie quotidiane - alla propria opinione, ai propri gusti, al proprio modo di intendere la vita - e la tendenza generale a delegare comunque a terzi, a quelli che contano, la responsabilità di quanto accade nel mondo, sempre alla ricerca di un capro espiatorio a cui appioppare colpe.
Insomma: per quel che mi riguarda, so che comunque per un altro paio di giorni non posso buttare via la tv: forse lo farò dopo. Quel che non so è se dirlo a mio padre, che in televisione c’è Dario. Ogni volta che ne sente parlare riattacca con la storia che se non fosse stato per lui – mio padre – Dario ancora ciuccerebbe il ciuccio dal quale non si è staccato fino quasi alle porte della sua preadolescenza. Mio padre, che ormai racconta sempre le stesse cose come se lo facesse per la prima volta, lavorava alla vecchia fornace Brunori (la vera srl di famiglia) e un giorno… Ma questa è un’altra storia, che forse un giorno Dario racconterà.
 

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