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Liberamente resistenti. Storia di una famiglia

Calabria

Tempo di lettura: 
2 minuti 52 secondi

MITA BORGOGNO

Giornalista professionista. Polemicamente glam. Vanitosa con ironia. La trovate su Twitter, Fb, G+, Pinterest, ha un tumblr e anche un account su Storify. Vorrebbe raccontare storie. Le vostre e forse anche un po' la sua.

                                                                                                                                                  addì, 25 aprile 2012
Perché  questa è una giornata che ancora divide, invece di unire. E anche se ho sempre pensato che le contrapposizioni aiutassero a crescere, credo che questa, invece, andrebbe risolta. E la memoria condivisa.
Anche rimanendo della propria idea. Oggi che l’Italia vive un nuovo dopo-guerra. Senza aver fatto la guerra. 
Oggi che l’Unità è un dovere.  Oggi che bisogna restare a galla in attesa di tornare a nuotare in mare aperto.
Oggi che è la Liberazione, anche di chi, sempre oggi, pensa di non essere stato liberato. E può dirlo e pensarlo, proprio in virtù del fatto che è stato liberato. 
Vi parlo di chi sono e da dove vengo, riproponendo una cosetta scritta nel giorno della fine dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, per dare un’idea di come le differenze, possano completarsi le une con le altre.
E non dividere. Non sempre almeno.  
Signùr, ho scritto ‘na cosa quasi seria. Paura. 
L'italia è fatta, gli italiani quasi. 
Mia madre è calabrese. Mio padre  veneto. Mio nonno era piemontese. 
Da parte materna discendo in linea diretta dal brigante Palma. In casa ne conserviamo fieri un ritratto. Mia nonna, Teresina Straface,  è una nipote. 
Da parte paterna porto i geni del piemontese invasore, quello che a suon di baionette portò al Sud la sua idea di libertà, l'Italia costituenda. 
Mio nonno paterno, Gino, fu militare in carriera, colonnello in aeronautica. Più volte Croce di Ferro tedesca. Fu abbattuto, fatto prigioniero ma mai perse il senso dello stato. Servì con onore la sua patria. 
Mio nonno materno, Aldo, detto "carrarmato" per i suoi trascorsi sul campo da calcio, fu uno tra i primi calabresi a prendere la tessera dell'allora (glorioso) Partito Comunista Italiano. Perse lavori, ma mai rinunciò alla tessera. Al partito. All'ideale (fino al Pd, ma questa è un'altra storia). 
Due uomini retti. Due uomini di altri tempi. Schiena dritta e sguardo fiero. 
Gino e Aldo si sono sempre rispettati. Di più, si sono adorati (entrambi hanno adorato me, ma anche questa è un'altra storia).
Mia madre è una pasionaria tutta cuore e istinto. Mio padre uno stoico. Un lavoratore con l'animo d'artista. Inquieto, ma saldo. Si amano da più di quarant'anni. 
Io sono l'imperfetta summa di anime tanto perfette quanto diverse. Coacervo di spiriti, interessi, ascendenze lontane eppure sinergiche.
Sono la sintesi dell'Unità d'Italia. 
Insomma, un'italiana vera (lasciatemi cantare non lo dico ma ci stava tutto eh) 
Quindi forza, Italia. Io, in te ci credo.  
ps Per chi avesse voglia di leggere ancora consiglio questo pezzo di Matteo Pucciarelli: Ma la resistenza non è sata un pranzo di gala
(la foto "Mia dolce rivoluzionaria"  l'ho presa da  qui http://suddegenere.wordpress.com/2010/11/11/mia-dolce-rivoluzionaria/)
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