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Ho ucciso la Cornacchia
(Cronache da una quarantenne semi-occupata)

Calabria

Tempo di lettura: 
4 minuti 39 secondi

MITA BORGOGNO

Giornalista professionista. Polemicamente glam. Vanitosa con ironia. La trovate su Twitter, Fb, G+, Pinterest, ha un tumblr e anche un account su Storify. Vorrebbe raccontare storie. Le vostre e forse anche un po' la sua.

Con oggi dico addio alla Cornacchia. Vabbè facciamo pure arrivederci. Un ciao. Insomma, la saluto.
Sono cambiate le regole d’ingaggio, il plot, in sostanza non sussistono  più le condizioni per cui è venuta al mondo. 
Nel tutto “qualcosa è cambiato” e non c’è neanche un Jack Nicholson a farla da protagonista.
Fino a quando  i parametri non rientreranno nella norma, o in qualcosa che alla stessa si avvicini, questo diventerà il Diario di una quarantenne (semi) inoccupata. Cronache da casa (ovunque essa sia)
Il senso mi pare evidente,  un diario è un diario, un racconto delle cose mi succedono o  non succedono. 
Quaranta è l’età  (sì, sì).  (Semi) inoccupata è d facile intuizione, mai dalla mia bocca o dalle mie mani uscirà la deprimente e senza speranze parola “disoccupata”. Sono in attesa di, alla ricerca di nuova.
 Mi occupo di tornare occupata (remunerata, che aggratis lo sono, occupata), il semi è perché un piccolo ma prestigioso incarico spesato l’ho tenuto stretto. 
Ho tenuto duro finché ho potuto, non mi sono risparmiata, non ho nulla da rimproverarmi né rimpiangere.
Sono le condizioni oggettive che mi hanno fottuto. O forse no.  Anche se vedo nero il mondo continua a essere un posto che sorprende, e sebbene possa tranquillamente continuare a piovere sul bagnato, non è detto che un giorno, alzando gli occhi, io non possa restare abbacinata dalla luce. 
Ora ho del tempo da impiegare e non ci sono abituata, troppi anni a ritmi frenetici,  indotta a rinunciare a vivere (fuori) scegliendo il lavoro (dentro) mi hanno disabituata a me, al tempo. A i miei pensieri. 
Penso in continuazione, vezzo fastidiosissimo, e di fatto inconcludente. Ma mi piace da morire.
Mi sto abituando alla mia nuova vita, mi manca qualcosa, ho la sindrome da arto perso, ma dopo un primo intenso momento di smarrimento, ho ricominciato a sentire i sapori. E a inviare curricula. 
Per ora al vento,  ma confido nella folata giusta. Na botta di culo la merito anche io. 
Ci riscriviamo alla prossima puntata del mio diario. 
Ps In tanti si preoccupano, giustamente, dei “giovani” in pochi hanno a cuore il caso noi 40 -50enni ancora abili  ma inoccupati. Con un passato che non è ancora futuro e un presente da brividi.  Siamo come i panda. Non via estinzione, ma da coccolare trovandoci un lavoro, quando perderlo non è stato un demerito, ma un coagulo di cause non controllabili. Salvateci,  che la precarietà, logora solo chi la ha. 

Con oggi dico addio alla Cornacchia. Vabbè facciamo pure arrivederci. Un ciao. Insomma, la saluto.
Sono cambiate le regole d’ingaggio, il plot, in sostanza non sussistono  più le condizioni per cui è venuta al mondo. Nel tutto “qualcosa è cambiato” e non c’è neanche un Jack Nicholson a farla da protagonista.
Fino a quando  i parametri non rientreranno nella norma, o in qualcosa che alla stessa si avvicini, questo diventerà il Diario di una quarantenne (semi) inoccupata. Cronache da casa (ovunque essa sia). Il senso mi pare evidente,  un diario è un diario, un racconto delle cose mi succedono o  non succedono. Quaranta è l’età  (sì, sì).  (Semi) inoccupata è d facile intuizione, mai dalla mia bocca o dalle mie mani uscirà la deprimente e senza speranze parola “disoccupata”. Sono in attesa di, alla ricerca di nuova. Mi occupo di tornare occupata (remunerata, che aggratis lo sono, occupata), il semi è perché un piccolo ma prestigioso incarico spesato l’ho tenuto stretto. Ho tenuto duro finché ho potuto, non mi sono risparmiata, non ho nulla da rimproverarmi né rimpiangere.Sono le condizioni oggettive che mi hanno fottuto. O forse no.  
Anche se vedo nero il mondo continua a essere un posto che sorprende, e sebbene possa tranquillamente continuare a piovere sul bagnato, non è detto che un giorno, alzando gli occhi, io non possa restare abbacinata dalla luce. Ora ho del tempo da impiegare e non ci sono abituata, troppi anni a ritmi frenetici,  indotta a rinunciare a vivere (fuori) scegliendo il lavoro (dentro) mi hanno disabituata a me, al tempo. Ai miei pensieri. Penso in continuazione, vezzo fastidiosissimo, e di fatto inconcludente. Ma mi piace da morire. Mi sto abituando alla mia nuova vita, mi manca qualcosa, ho la sindrome da arto perduto, ma dopo un primo intenso momento di smarrimento, ho ricominciato a sentire i sapori.
E a inviare curricula. Per ora al vento, ma confido nella folata giusta. Na botta di culo la merito anche io.
Ci riscriviamo alla prossima puntata del mio diario. 

Ps In tanti si preoccupano, giustamente, dei “giovani” in pochi hanno a cuore il caso di noi 40 -50enni ancora abili  ma inoccupati. Con un passato che non è ancora futuro e un presente da brividi.  Siamo come i panda. Non in via estinzione, ma da coccolare trovandoci un lavoro, quando perderlo non è stato un demerito, ma un coagulo di cause non controllabili. Salvateci, che la precarietà, logora solo chi la ha. 
ps del ps Oggi Silvio ha promesso quattro milioni di posti di lavoro. A Berluscò, ricordate dell'amichi e poi a me ne basta uno

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