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Diario/3
La sede vacante

Calabria

Tempo di lettura: 
1 minuto 51 secondi

MITA BORGOGNO

Giornalista professionista. Polemicamente glam. Vanitosa con ironia. La trovate su Twitter, Fb, G+, Pinterest, ha un tumblr e anche un account su Storify. Vorrebbe raccontare storie. Le vostre e forse anche un po' la sua.

Il papa è l'avvocato di Dio. Peccato che il suo cliente sia morto. (Francis Picabia)

Ieri, guardando con lo stupefatto candore che solo assistere alla storia può darti, quell’elicottero bianco  librarsi lento su Roma Capoccia, pensavo (senza intento alcuno di blasfemia eh) che anche il mio posto di lavoro è una sede vacante. Manca, non c’è.  Trattasi  di un vuoto, di un’assenza.
Certo, personale e non collettiva. Certo, milioni di fedeli non pregano per me.  Dovesse bastare, però, ho una nonna che lo fa, con il fervore di almeno cento prefiche.
Inoltre, e non sottovaluterei, nel caso  si volesse farmelo (ri)occupare, non occorrerebbe neanche  riunire un conclave di eminenze  di porporato vestite. 
Non che non abbia da fare perché questa ex cornacchia, questa 40enne semi (in)occupata, questa attempata praticante giornalista è riuscita ad accorgersi  tre, e dico tre,  giorni prima della scadenza dei tempi per inviare la domanda per l’esame da professionista.
 Il che ha implicato andare e tornare da Catanzaro, andare e tornare da Cosenza, imbattersi in una posta chiusa per rapina, scambiare un bonifico per un conto corrente, aprirsi un indirizzo PEC  (l’inutilissima posta elettronica certificata) iscriversi in fretta e furissima a un corso on line di preparazione all’esame, compilare moduli a iosa, tampinare le sante,sante, sante segreterie di redazione del giornale, nonché Tiziana Aceto, cui va il mio bene sempiterno, perché tutte insieme tampinassero il direttore responsabile affinchè firmasse le carte d'uopo, scrivere un curriculum (che a leggerlo mi boccerei da ora senza se e senza ma) spendere una bancata di soldi, e sottolineo bancata,  fare fotocopie del tutto, infilare gli originali in una busta e  recarmi alla posta alle 13.25 del 28  febbraio, sul filo di lana,  per inoltrare la fatidica raccomandata. Quando l’ho vista lì, timbrata, sono quasi svenuta. Devo decidere se di gioia, panico o stanchezza. Comunque sia, è andata. Me tocca studià.
E voi, fate il tifo per me, che vuoi mettere diventare una 40enne semi(in)occupata professionista?

ps Gualtieri, perdona me. 

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