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L'Indipendence Day di Ely
Punte a stelle e strisce

Calabria

Tempo di lettura: 
3 minuti 37 secondi

MITA BORGOGNO

Giornalista professionista. Polemicamente glam. Vanitosa con ironia. La trovate su Twitter, Fb, G+, Pinterest, ha un tumblr e anche un account su Storify. Vorrebbe raccontare storie. Le vostre e forse anche un po' la sua.

 

Ely alla Alvin  Ailey American Dance Theatre, atto secondo. Le piaghe ai piedi sanguinano e gli americani, occhi in su a rimirar i pirotecnici giochi, hanno festeggiato il loro Indipendence Day.
 La nostra #saràfamosa sulle punte suda, suda e sogna. Noi con lei. 
#ciaobelli #machiticalcolatrip in corso, seconda settimana abbattuta velocemente ma più intensamente, nel bel mezzo di un grosso, grasso Independence Day passato con la Ailey a Hoboken città del mito,  Frank Sinatra (…this is may way) a guardare rapiti  i fuochi d’artificio che ogni anno vengono allestiti per festeggiare il 4 luglio, giorno in cui le tredici colonie americane si affrancarono dal Regno Unito e fu adottata la dichiarazione d’indipendenza, correva il 1776.  Ricorrenza che ferma l’America, impegnata a festeggiare. Tante stelle, un overdose di strisce. Tutto è rosso-blu. Quasi come stare al San Vito tifando per il Cosenza (dei tempi, ai tempi).
La scuola è sempre più dura. Il percorso di crescita alla Ailey è sempre più difficile ma così emozionante da farmi scordare fatica, dolori, piaghe ai piedi e sudori. Tanto sudore.
 Tutti i programmi della prima settimana  sono stati velocizzati e resi più complicati. Ma tutto è così meraviglioso. New York è la tappa perfetta per un ballerino. I professori sono strabilianti ma sopra ogni cosa sono tutti (ma tuttitutti) dittatori. Non hai la divisa? Esci dalla sala. Non conti? Esci dalla sala. Non mantieni la tua posizione? Esci dalla sala. 
Qui siamo davvero a Fame. Saranno (sono) famosi sul serio. Mi aspetto sempre che Leroy Jonshon esca da qualche sala a braccetto con Miss Grant.  
Ma bisogna stare svegli. This is New York. E io, non sto sognando. 
Ely Principe

Ely alla Alvin  Ailey American Dance Theatre, atto secondo. Le piaghe ai piedi sanguinano e gli americani, occhi in su a rimirar i pirotecnici giochi, hanno festeggiato il loro Indipendence Day. 
La nostra #saràfamosa sulle punte fatica e suda. Noi con lei (per il caldo noi, ma l'empatia è quella che conta, spero).

#ciaobelli #machiticalcolatrip in corso, seconda settimana abbattuta velocemente ma più intensamente, nel bel mezzo di un grosso, grasso Independence Day passato con la Ailey a Hoboken città del mito,  Frank Sinatra (…this is may way) a guardare rapiti  i fuochi d’artificio che ogni anno vengono allestiti per festeggiare il 4 luglio, giorno in cui le tredici colonie americane si affrancarono dal Regno Unito e fu adottata la dichiarazione d’indipendenza, correva il 1776.  
Ricorrenza che ferma l’America, impegnata a festeggiare. Tante stelle, un overdose di strisce. Tutto è rosso-blu.
Quasi come stare al San Vito tifando per il Cosenza (dei tempi, ai tempi).
La scuola è sempre più dura. Il percorso di crescita alla Ailey è sempre più difficile ma così emozionante da farmi scordare fatica, dolori, piaghe ai piedi e sudori.
Tanto sudore. Tutti i programmi della prima settimana  sono stati velocizzati e resi più complicati. Ma tutto è così meraviglioso.
New York è la tappa perfetta per un ballerino. I professori sono strabilianti ma sopra ogni cosa sono tutti (ma tuttitutti) dittatori.
Non hai la divisa? Esci dalla sala. Non conti? Esci dalla sala. Non mantieni la tua posizione? Esci dalla sala. 
Qui siamo davvero a Fame. Saranno (sono) famosi sul serio. Mi aspetto sempre che Leroy Jonshon esca da qualche sala a braccetto con Miss Grant.
Ma bisogna stare svegli. This is New York. E io, non sto sognando. 

                                                                                                                                                                                                                                 Ely Principe

 

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