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Con quella faccia un po' così
che abbiamo noi che andiamo in tele

Calabria

Tempo di lettura: 
2 minuti 44 secondi

MITA BORGOGNO

Giornalista professionista. Polemicamente glam. Vanitosa con ironia. La trovate su Twitter, Fb, G+, Pinterest, ha un tumblr e anche un account su Storify. Vorrebbe raccontare storie. Le vostre e forse anche un po' la sua.

 [questo post è un lungo momento di autocompiacimento]

Chiamatelo destino, predeterminazione, caso, uallera. Chiamatelo come vi pare, ma nel giorno in cui esce il concorsone Rai e io scrivo un post in cui dico che, nonostante tutto, lo farò, vengo chiamata come ospite in una trasmissione Rai. 

E vengo chiamata, momento bulletta, perché una delle autrici ha letto un mio post sul blog, uno di questi. Insomma, una cosa bella, non neghiamocelo, lasciamo da parte, per una volta almeno, la finta modestia di chi scrive per i famigerati "25 lettori", insomma almeno a trenta aspiriamo un po' tutti. Altrimenti scriveremmo sul diario segreto e andremmo, carbonare, a rileggerci di notte e al buio. 

Io invece sono stata felice di essere letta, dove non avrei creduto di arrivare, lontano dal giro delle amicizie e fuori dai confini, pure amati, calabresi. Comunque, come sia, per la prima volta, a 40 suonati sono andata in tv, se si toglie quell'esperienza da bambina a Gbr (una tv privata romana) su cui sorvolerei.
Ero emozionata come a un debutto, il mio. Che poi quello è stato. E il faccione paciocco e l'accento e il mio essere bulletta e sfrontata solo scrivendo e il parlare veloce smozzicando le parole e la mia patologica (sì, sì) timidezza. Ho dovuto anche vincere l'ansia da adipe, per i primi dieci minuti sono stata in iperventilazione, che lì pesano tutte come un alito di vento. 

 Una serie di fattori deponevano contro di me e la mia apparizione sullo schermo. E invece, buona la prima. Lo dico sulla fiducia perché non mi sono rivista. Buona la prima perché ho affrontato e vinto alcune mie paure, e tanto mi basta. Poi ho parlato piano e anche questo è  stato un successo. 

Poi è fichissimo essere la reginetta del giorno. Sono venuti a prendermi in taxi e in taxi mi hanno rimandato a casa. Saxa Rubra, il pass per entrare e il trucco e il parrucco (sebbene il parrucchiere fosse un ragazzo molto agitato che non mi ha guardato mai in faccia e ha chiuso la pratica con un risentito: "questo ciuffo è troppo pesante", mentre spostava da una parte all'altra ciocche bionde, che ho come il sospetto di sapere dove poi siano state appiccicate) chiudo parentesi spiegone per dire che invece la truccatrice è stata carinissima.
Per quella idea che il nero dimagrisca, e per il fatto che volevo sfoggiare una bellissima collana bianca, ero vestita tutta di nero. Cosa che ha indotto molti a credere che mi fosse successa una disgrazia, che fossi lì a parlare di chissà quale tragedia, la tv del dolore tira una cifra. Invece ero lì per parlare di tate, per parlare di Viruzza, e no, non mi ha messo la testa nel forno (mi è stato chiesto anche questo).

 L'incontro con Susanna, una donna gentilissima di grande garbo e preparazione. Il caffè nel salottino, il microfono, la poltroncina bianca, il torcicollo nel seguire il movimento della conduttrice, io che inizio a parlare, alzo gli occhi mi vedo nel video e mi si azzera la salivazione, ma vado avanti. 

La trasmissione era "Storie Vere" e io mi sono molto divertita. Mamma Rai, sono pronta. Sono tua. 

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