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San Francesco sotto lo sguardo dei canguri

Calabria

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Interrompendo il nostro viaggio tra le comunità calabresi nelle Americhe, ci spostiamo nel continente nuovissimo, ovvero in Australia. La presenza di Calabresi, soprattutto della provincia di Reggio Calabria, è documentata già negli anni Venti dello scorso secolo, ma è nell’immediato dopo guerra, per via della “catena” richiami, che si verificano massici flussi migratori. A partire dagli anni Settanta il fenomeno inizia a ridimensionarsi. Molti Calabresi decidono di restare e nel 1971 fondano il “Calabria Club” al fine di riunire la comunità calabrese dello stato del Victoria – Melbourne ne è la capitale – e far rivivere le tradizioni dei propri paesi di origine. Dopo un’attenta ed approfondita analisi, prevalse su tutti l’orientamento religioso e, visto che S. Francesco era l’unico in grado di superare i vari particolarismi, fu inevitabile istituire la festa in suo onore dato che, tra l’altro, era pure il Patrono della Calabria. Individuato il percorso da seguire, sorse il problema dell’organizzazione della festa che, mentre non presentava difficoltà sotto l’aspetto delle manifestazioni esterne, si prospettava problematica per quanto atteneva l’aspetto religioso. Infatti, sin da subito apparve chiaro che, l’ambizioso obiettivo di coagulare la comunità calabrese, sarebbe col tempo sfuggito se ci si fosse limitati solo alla celebrazione di una messa. C’era bisogno di una processione e come tenerla senza una statua del Santo con dimensioni degne della sua fama? A colmare quel vuoto ci pensarono un gruppo di Sambiasini (Lamezia Terme) che, venuti appositamente a Paola, trovarono quanto faceva al caso loro. La presentazione ufficiale del simulacro, con cui per la prima volta si celebrò la festa patronale a Melbourne, si tenne il 4 dicembre 1977. Fu predisposto un Grande Picnic di Natale aperto dalla benedizione della statua, alla quale seguì una messa all’aperto. Al fine di favorire la partecipazione in massa della gente fu scelto lo stadio dell’Epping Reserve. Per i tanti i Calabresi e, in particolar modo, per gli oriundi di Sambiase, fu una grande emozione poter sostare sotto la statua di S. Francesco, in quanto, andando indietro con la memoria, rivissero, con profonda nostalgia, gli anni trascorsi in Italia. Sull’onda di quello strepitoso successo, fu costituito un Comitato per l’organizzazione annuale della festa di S. Francesco, che da subito ne fissò la data alla prima domenica di marzo, in quanto coincideva col rientro dalle vacanze estive. Col passare degli anni, la festa, oltre a creare un solido legame tra le varie associazioni, fece sorgere l’esigenza di avere una propria sede. Col contributo di tutti fu acquistata una vasta area in prossimità dell’aeroporto internazionale di Melbourne – il secondo in Australia -, all’interno della quale è sorta la cappella dedicata a S. Francesco, ove viene venerata la statua del Santo fatta venire da Paola. Alla messa, in genere presieduta da un cappellano italiano, il salesiano don Giuliano Cavarzan, presenziano non solo le nostre autorità consolari, ma pure quelle governative e parlamentari dello Stato del Victoria. L’attuale presidente di Calabria Club, Sam Sposato – che per la sua tenacia è amichevolmente definito come un presidente con cinque marce in avanti e nessuna indietro –, insieme col suo vice, l’ing. Vincenzo Daniele, che è pure il Consultore Regionale, hanno impresso una nuova e più marcata connotazione culturale ai festeggiamenti. Infatti, potendo contare su uomini come Ugo Zaffina, memoria storica e archivio “vivente” della comunità, sul “tornitore” Joe Ruberto capace di sfornare centinaia di pasti in brevissimo tempo, e avendo al suo fianco una affiatatissima squadra di dinamici pensionati come M. Palermo, N. Scardamaglia, N. Petrasso, J. Perri, D. e G. Caligiuri, L. Rocca, B. Serratore, M. Mascaro, J. Chimirri, A. Capodiferro, e B. Basile, hanno trasformato la festa in un autentico evento, in continua crescita, con l’immancabile presenza di carabinieri in gus, rappresentanti dell’Associazione marinai, banda e le pacchiane in abito tradizionale. Nella riuscita di questa festa, giunta ormai alla sua 35 edizione, un ruolo fondamentale è ovviamente ricoperto dal sottocomitato femminile che costituisce l’altra forza trainante. Ed è proprio nelle donne che sono riposte le speranze per preparare il ricambio generazionale, di modo che il grande tesoro accumulato con abnegazione ed impegno in questi anni e gelosamente custodito non venga disperso ma rimanga come valido patrimonio per i giovani .

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