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Gli esempi da seguire sono quelli di Enzo e di Umberto

Calabria

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2 minuti 33 secondi

ROBERTO SAVERINO

Giornalista pubblicista, scrive per il Quotidiano dal luglio del 1998, occupandosi prettamente di calcio dilettantistico.

Vale la pena di scrivere ancora di Dilettanti? E’ proprio il caso di dedicarsi anima e cuore a questa categoria? Di appassionarsi, di seguire partite su partite, di raccontare storie e prodezze, gioie e delusioni? Dal momento in cui sono uscite fuori le notizie riguardanti l’inchiesta “Dirty Soccer” e fermo restando che saranno la giustizia ordinaria e quella sportiva ad assolvere o condannare, sono queste le domande che mi sono posto in questi ultimi giorni. Quello che sta uscendo fuori mi ha fatto parecchio riflettere su tante cose, ma ho maturato la decisione di proseguire su questa strada, con la solita passione e con più grinta e più forza di prima. Questo perché il marcio che c’è non deve intaccare anche ciò che di buono esiste dentro e fuori il calcio dilettantistico. Non tutto è corruzione, combine, malavita e malaffare. Dentro a questo calderone c’è, soprattutto, gente che ci crede. 

C’è Giuseppe che ha deciso di sacrificare tempo, denaro e famiglia per portare avanti una passione e fare qualcosa di buono per questa martoriata terra, gestendo una società di calcio con serietà, impegno, correttezza e puntualità. 

C’è Gaetano che allena da quindici anni e che arriva al campo due ore prima dell’allenamento, per organizzarsi il lavoro. 

C’è Biagio, 21 anni, che si priva degli svaghi tipici della sua età, per studiare, per aggiornarsi, per vedere partite su partite, perché ha deciso di investire il proprio futuro su questo sport. 

C’è Mimmo che si allena anche d’estate, spesso da solo, quando i campionati sono fermi, perché sa che il calcio gli dà anche la possibilità di portare qualche soldo a casa.

 C’è Michele, che fa il direttore sportivo per passione e che non ha mai lucrato un euro sui calciatori che ha trattato. 

E poi ci sono Enzo, che va alle partite, anche in trasferta, con il figlio di 6 anni e che crede ancora nella bellezza di questo sport, e Umberto, che la domenica lascia la famiglia per andare a gridare in curva. 

E in ogni angolo della Calabria ci sono tanti Enzo e tanti Umberto, tanti Giuseppe e tanti Mimmo, tanti Gaetano, tanti Biagio e tanti Michele che nulla sanno, e vogliono sapere, di combine, di gare truccate, di accomodamenti, di minacce e di malavita. 

Ci sono, infine, tante persone che, per mestiere o per passione, raccontano sugli organi di informazione le partite. Fanno da veicolo a questo calcio dilettantistico che muove migliaia di gente e che non può essere solo quello descritto nelle carte dell’inchiesta “Dirty Soccer”. 

La giustizia farà il proprio corso. Magari saranno tutti innocenti…, ma ove ce ne fosse anche uno solo, di colpevole, che sia messo definitivamente al bando. 

Viva il calcio di Enzo e di Umberto e di tutti gli altri che lo amano per davvero.

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