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Gli arbitri sbagliano ma non sono in malafede

Calabria

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1 minuto 49 secondi

ROBERTO SAVERINO

Giornalista pubblicista, scrive per il Quotidiano dal luglio del 1998, occupandosi prettamente di calcio dilettantistico.

La pace è durata poco tempo. I buoni propositi si sono dissolti al primo vero o presunto errore arbitrale. E’ bastato poco per infiammare gli animi e gridare al complotto. Come sempre nel mirino finiscono i direttori di gara, lasciati puntualmente da soli a difendersi da attacchi e offese gratuite, da insulti e da minacce e tentate aggressioni (anche se qualche arbitro è stato pure colpito).

Un film, purtroppo, già visto. Che la classe arbitrale non sia esente da errori è evidente. D’altra parte nessuno è perfetto. Inoltre è da qualche anno che è stata ringiovanita e quindi più gli arbitri sono giovani e inesperti, più l’errore è dietro l’angolo.

A parole tutti dicono di avere pazienza, ma in fondo di pazienza non ne ha alcuno. Giocatori, tecnici e soprattutto dirigenti non riescono a tenere a freno le parole e le proprie esternazioni. E allora tutti contro l’arbitro.

Fra le tante accuse che spesso sentiamo rivolte ai direttori di gara, ce n’è una che non si può proprio accettare. Possiamo comprendere chi parla di arbitro incapace o inadeguato. In giro qualche giacchetta nera inadeguata o incapace c'è, proprio come ci sono dirigenti incapaci o inadeguati, allenatori incapaci o inadeguati, calciatori incapaci o inadeguati.

Talvolta, però, si va oltre e si parla di arbitri in malafede. Un termine, quest’ultimo, che chi arbitra le partite non merita. Se si va a leggere in qualsiasi vocabolario, alla voce malafede si legge: “mancanza di lealtà, slealtà, inganno”. Non sono, questi, termini che appartengono alla classe arbitrale che, detto per inciso, è invece rimasta lontano dagli scandali che di recente hanno riguardato il calcio locale e nazionale.

La malafede, insomma, è un'altra cosa. E questo termine, fin troppo abusato quando si parla degli arbitri calabresi, non appartiene ad una classe arbitrale giovane, che deve crescere, che sbaglia, che talvolta commette errori evidenti, ma che non è mai aiutata dagli addetti ai lavori.

Ma non c’è trucco e non c’è inganno. La slealtà e la malafede non appartengono a chi dirige le partite.

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