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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Rischiano il processo 15 delle 22 persone che rimasero coinvolte nell’operazione “Quinta bolgia” scattata il 12 novembre 2018. Il pm Elio Romano ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di dirigenti dell’Asp, imprenditori e dipendenti di due ditte coinvolte nell’ìnchiesta della Dda di Catanzaro e di un ex consigliere comunale di Lamezia. Stralciata invece la posizione dell’ex parlamentare Pino Galati (LEGGI LA NOTIZIA).

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Davanti al gup di Catanzaro Paolo Ciriano, il 13 marzo prossimo, è stata fissata l’udienza preliminare nei confronti dell’ex consigliere comunale di Lamezia Luigi Muraca e nei confronti dell’ex direttore generale dell’Asp di Catanzaro, Giuseppe Perri, dell’ex direttore del servizio 118 dell’Asp di Catanzaro, Eliseo Ciccone, del dirigente dell’Asp Giuseppe Pugliese, degli imprenditori Pietro e Diego Putrino, Silvio, Pietro e Ugo Bernardo Rocca, Tommaso Antonio Strangis, Diego Putrino di 53 anni. E nei confronti di Sebastiano Felice Corrado Mauceri, Vincenzo detto “Enzino” Torcasio, Roberto Frank Gemelli, Franco Antonio, detto Tony Di Spena.

A novembre 2018, come si ricorderà, il gip di Catanzaro firmò 22 ordinanze di custodia cautelare (fra carcere e domiciliari) su richiesta della Dda nei confronti di politici (fra cui l’ex parlamentare Giuseppe Galati) imprenditori ritenuti di riferimento della cosca Iannazzo – Cannizzaro- Daponte di Lamezia, dirigenti dell’Asp di Catanzaro e dipendenti delle ditte Putrino e Rocca operanti nei servizi sanitari e onoranze funebri. Gli indagati, a vario titolo, sono accusati di associazione per delinquere di tipo mafioso, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, illecita concorrenza con violenza o minaccia, abuso d’ufficio e peculato. Per la Procura antimafia di Catanzaro, in particolare, l’ombra della ‘ndrangheta si era allungata sull’Asp.

Sulla base dell’operazione “Quinta bolgia”, agli inizi del mese di dicembre 2018, il prefetto di Catanzaro, Francesca Ferrandino dispone l’accesso antimafia nell’Asp, su delega dell’allora ministro dell’interno, Matteo Salvini. Emerse – secondo le contestazioni della Dda – come la cosca mafiosa “Iannazzo” e la sua articolazione “Cannizzaro- Daponte” esercitavano, tramite le società dei gruppi Putrino (cosca Iannazzo) e Rocca (cosca Cannizzaro Daponte) un monopolio di fatto nel settore delle onoranze funebri e dell’assistenza sanitaria a Lamezia. Emersero anche, in particolare, aspetti concorrenziali aspri tra le due imprese che avrebbero occupato “ militarmente” l’ospedale di Lamezia per accaparrarsi servizi oltre che i funerali di pazienti deceduti.

Per la Dda – in base alle indagini della Guardia di Finanza – il gruppo Putri voleva aggiudicarsi a tutti i costi la gara per l’affidamento del servizio ambulanze del 118 fino a spingersi all’avvicinamento dei funzionari dell’Asp per cercare di avvantaggiarsi sui Rocca e sugli altri concorrenti. Il secondo filone dell’indagine, condotto dal gruppo tutela spesa pubblica sempre del nucleo Guardia di Finanza di Catanzaro, ha riguardato, infatti, presunte condotte illecite nell’affidamento e nella gestione del “servizio autoambulanze occasionale e su chiamata” gestito dall’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro. Il tutto in concomitanza con l’emissione dell’interdittiva antimafia da parte della prefettura di Catanzaro nei confronti del “Gruppo Putrino” e la successiva assegnazione in estrema urgenza del servizio autoambulanze occasionale e su chiamata al “Gruppo Rocca”, osservava la procura.

Grazie ad “accordi corruttivi” conclusi con dei dirigenti dell’Asp catanzarese – sottolineava la procura – «l’associazione aveva ottenuto le certificazioni di qualità richieste per l’affidamento del servizio autoambulanze sulla base di una semplice verifica documentale, senza le necessarie operazioni di riscontro fisico dello stato dei mezzi, delle dotazioni e delle strutture aziendali». Tutte accuse che successivamente, in gran parte, sono state smontate dalla Cassazione che annullò l’associazione mafiosa tenendo in piedi, per alcuni indagati, l’illecita concorrenza.

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