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Stefano Palazzi è stato a Catanzaro per un incontro con i magistrati che hanno seguito l’inchiesta “Dirty soccer”. Sul tavolo anche la questione del possibile sequestro del Crotone calcio

CATANZARO – Il procuratore federale della Figc, Stefano Palazzi, ha incontrato questa mattina i vertici della Procura di Catanzaro per congratularsi per l’ottimo lavoro portato avanti nell’ambito dell’inchiesta sul fenomeno calcio scommesse, “Dirty Soccer”, che ha visto coinvolti calciatori, ex calciatori, direttori sportivi, dirigenti e tesserati di diverse società di Serie B, Lega Pro e serie D.

LA SENTENZA DEL TRIBUNALE FEDERALE PER DIRTY SOCCER

Palazzi, al termine del colloquio con l’ex procuratore capo Vincenzo Antonio Lombardo, ora in pensione, il facente funzioni Giovanni Bombardieri e il pm Elio Romano, titolare dell’inchiesta, ha sottolineato di essere venuto a Catanzaro per «ringraziare i magistrati per il lavoro svolto che ha consentito alla giustizia sportiva di ottenere importanti risultati».

Lo stesso Lombardo ha avuto modo di affermare che la Procura di Catanzaro ha garantito lo scambio di tutte le informazioni utili a consentire la celerità delle indagini sportive.

I magistrati di Catanzaro sono stati, inoltre, al centro della cronaca degli ultimi giorni in merito alla richiesta della Direzione distrettuale antimafia di sequestro del Crotone. La società rientrerebbe nel lungo elenco di beni, per un valore totale di circa 800 milioni di euro, su cui l’antimafia calabrese vorrebbe apporre i sigilli.

Palazzi ha detto al riguardo che «la Procura della Figc è attenta a ogni possibile valutazione e, se sarà il caso, si confronterà con i magistrati. Siamo in presenza di casi gravi – ha detto ancora il procuratore federale – che rappresentano delle eccezioni rispetto al movimento sportivo che è sano». 

Secondo l’accusa, il patron del Crotone Calcio, Raffaele Vrenna e il fratello Giovanni sarebbero socialmente pericolosi, per presunti rapporti con esponenti della ‘ndrangheta, tanto da richiedere nei loro confronti la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di residenza per 5 anni.

Il tribunale di Crotone ha rigettato la richiesta, ma l’accusa ha presentato ricorso sul quale si dovrà ora pronunciare la corte d’appello di Catanzaro. Lo stesso presidente del Crotone, nei giorni scorsi, aveva evidenziato che la stampa ha enfatizzato troppo il ricorso della Procura e che, invece, «è stato riconosciuto giurisdizionalmente che i fratelli Vrenna sono stati, e sono tuttora, vittime di angherie e vessazioni delinquenziali mafiose e non già conniventi» (LEGGI LA SENTENZA DEL TRIBUNALE).

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