L'operazione congiunta di polizia e carabinieri

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CATANZARO – Fiumi di droga, soprattutto cocaina, gestiti da un’organizzazione criminale che sarebbe stata guidata da Santino Mirarchi, attuale collaboratore di giustizia dal 2016, che ha permesso di definire completamente i ruoli interni al sodalizio. L’operazione “Passo di Salto” è stata portata a termine con l’impiego di 500 tra poliziotti e carabinieri che hanno notificato i provvedimenti emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro, su richiesta della procura di Catanzaro.

Cinquantadue provvedimenti cautelari sono stati notificati nel corso della notte nell’ambito di un’operazione congiunta di polizia e carabinieri contro il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti. Le persone coinvolte sono ritenute responsabili a vario titolo dei reati di produzione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. L’indagine ha disarticolato una potente associazione che operava nella zona sud del capoluogo.

LEGGI TUTTI I NOMI E I PROVVEDIMENTI

Il provvedimento racchiude vari filoni di indagine condotte dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Catanzaro e dalla squadra Mobile della Questura di Catanzaro. Le attività sono autonomamente e parallelamente scaturite da ulteriori acquisizioni del Commissariato di polizia di Catanzaro Lido e della Stazione Carabinieri di Catanzaro Lido, la cui competenza territoriale è sui quartieri a sud del capoluogo ed originati per un verso da accertamenti sulla attività di un articolato sodalizio dedito ai reati in materia di stupefacenti, prevalentemente operante nella zona sud del capoluogo e per altro verso da alcuni gravi fatti accaduti nel capoluogo.

IL VIDEO DELL’OPERAZIONE

Oltre alle dichiarazioni di Mirarchi, le indagini sono state gestite anche grazie ad intercettazioni ambientali, veicolari e telefoniche, oltre che a riprese filmate attraverso telecamere nascoste che hanno consentito di individuare un’organizzazione criminale suddivisa in tre livelli: fornitori, grossisti e spacciatori al minuto costituenti una vera e propria holding dello spaccio che vantava un sostanziale monopolio dell’illecito business in città e negli affollati centri del litorale ionico catanzarese, con stretti legami, per quanto attiene i canali di approvvigionamento, con potenti famiglie di ‘ndrangheta della Locride e del Crotonese.Al centro dell’operazione ci sono 52 soggetti resisi 

IL VIDEO 2: LE INTERCETTAZIONI

Una peculiare modalità operativa del gruppo è risultata essere la cessione in conto vendita delle sostanze stupefacenti, il cui regolare pagamento era garantito dalla forza di intimidazione esercitata dal sodalizio sugli spacciatori al dettaglio e sui consumatori.

Fiumi di droga dalle cosche del Reggino

L’organizzazione criminale si riforniva di droga attraverso una serie di fornitori legate alle cosche della ‘ndrangheta di Bovalino, San Luca e Ardore. I particolari emergono dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Federico Zampaoli, su richiesta della Procura della Repubblica di Catanzaro. Al centro dell’organizzazione ci sarebbe stato Santino Mirarchi, attuale collaboratore di giustizia, capace di interagire con gli esponenti dei clan per l’acquisto di droga, prevalentemente cocaina che, nelle intercettazioni, veniva definita “la bianca” e “la nera”.

Tra i fornitori spicca il ruolo di Francesco Pizzata, di San Luca, collegato all’organizzazione sin dal 2010. La sostanza, secondo le indagini, viene ceduta in grossi quantitativi a spacciatori di livello, per così dire, “superiore” i quali la smerciano agli spacciatori “al dettaglio”.

La holding dello spaccio e i ruoli

La tecnica consentiva, secondo gli inquirenti, da un lato di ampliare il mercato favorendo la diffusione sul territorio del proprio prodotto, garantita dall’operatività di una fitta rete di spacciatori al minuto, e d’altra parte rende più difficoltosa la ricostruzione dei rapporti fra i vari associati e degli stessi con il vertice.

La cessione da parte di Mirarchi in ingenti quantitativi di stupefacente, infatti, riduce i suoi contatti con gli spacciatori e di questi ultimi con i dettaglianti. Anche le modalità di cessione, fra gli spacciatori dei diversi livelli, nonché fra il fornitore e Mirarchi, risultano peculiari e confermano l’idea di una forma gestionale stabile e organizzata. Viene privilegiato il meccanismo della cessione in conto vendita: ciò sta a significare che non vi è contestualità fra la consegna dello stupefacente ed il suo pagamento, metodo che “contabilmente” consente, scrive il giudice, di ridurre il rischio di invenduto mentre, sotto il profilo investigativo, cerca di eludere i rapporti diretti fra le parti così complicando le esigenze probatorie.

Nell’organizzazione ci sarebbero stati ruoli e funzioni differenti e ben definite: in particolare emerge il rapporto di supremazia di Santino Mirarchi rispetto agli altri soggetti catanzaresi, il livello superiore dei referenti di Guardavalle, con Vincenzo Ierace, e di San Luca, con Sebastiano Pelle, in relazione ai quali lo stesso Mirarchi si sarebbe posto in modo ossequioso. Nella stessa organizzazione avrebbero avuto un ruolo di fiducia anche Ignazio Catalano e Domenico Falcone, mentre Leye Kane sarebbe stato il “magazziniere” dello stupefacente. 

Gratteri “libera” Catanzaro

«Da oggi Catanzaro è più libera, abbiamo tolto una cappa che da oltre dieci anni incombeva sulla città». A dirlo il capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri incontrando i giornalisti sull’operazione «Passo di Salto» che ha sgominato un’organizzazione dedita allo spaccio di stupefacenti in città. «Un’inchiesta importante – ha aggiunto – perché incide sulla vita delle famiglie. L’organizzazione infatti spacciava qualsiasi tipo di sostanza in regime di monopolio nelle piazze del capoluogo e anche vicino ad alcune scuole». Come ha evidenziato il capo della Squadra mobile Nino De Santis, le indagini hanno svelato come alcuni minori non solo erano clienti abituali ma venivano anche utilizzati come pusher. Un gruppo criminale che aveva rapporti costanti con importanti clan della Locride e del Crotonese.

«L’inchiesta, corroborata dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Santino Mirarchi – ha detto il procuratore aggiunto Vincenzo Luberto – conferma quanto su Catanzaro incombano le cosche isolitane che hanno delegato al gruppo catanzarese lo spaccio degli stupefacenti».

«È dal 2009 – ha spiegato l’aggiunto Vincenzo Capomolla – che seguiamo l’ascesa di questa organizzazione che era ritenuta affidabile e credibile da elementi di spicco della criminalità organizzata calabrese come le famiglie Pelle e Pizzata di San Luca».

«Volevano trasformare alcuni quartieri del capoluogo in aree di spaccio come Scampia» ha riferito il comandante del reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Catanzaro, Alceo Greco. Presente alla conferenza stampa anche il dirigente del Commissariato di Catanzaro Lido Giacomo Cimarrusti che ha ricordato come le indagini abbiano preso avvio dalle attività dell’ufficio territoriale.

Il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Marco Pecci, ha infine voluto sottolineare l’importanza di investire sulle nuove generazioni: «La sola azione di contrasto non basta, per questo da tempo stiamo accompagnando i giovani delle periferie a rischio in percorsi di legalità e cultura dell’ambiente».

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