L'ex parlamentare Giuseppe Galati

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CATANZARO – Ventiquattro ordinanze di misure cautelari sono state notificate oggi, dalla guardia di finanza, nei confronti di alcune persone residenti a Catanzaro e Lamezia Terme. Si tratta di esponenti della cosca di ’ndrangheta dei Iannazzo di Lamezia Terme e di pubblici amministratori. Complessivamente sono 12 le persone in carcere e 12 agli arresti domiciliari.

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Ai domiciliari è finito l’ex parlamentare Pino Galati, lametino, eletto in quattro legislature alla Camera dei Deputati. Nella sua militanza politica, Galati è stato eletto prima con l’Udc, poi passato con Forza Italia e, successivamente, con Ala. Alle ultime elezioni politiche del marzo scorso Galati si era candidato al Senato con la lista “Noi con l’Italia”, in Campania, ma non era stato eletto. Galati ha anche ricoperto in passato l’incarico di sottosegretario di Stato alle Attività produttive.

IL VIDEO: LE INTERCETTAZIONI SHOCK

Lo stesso Galati era stato coinvolto in una precedente inchiesta rispetto alla gestione dei fondi per l’associazione “Calabresi nel mondo” (LEGGI).

Agli arresti domiciliari anche l’ex consigliere comunale di Lamezia, Luigi Muraca, classe 1968. Coinvolti due ex direttori generali dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro, Gerardo Mancuso e Giuseppe Perri. Mancuso, di Catanzaro, è attualmente primario del reparto medicina dell’ospedale di Lamezia e risulta solo indagato, mentre Perri è stato posto ai domiciliari. Nell’intreccio tra ‘ndrangheta, politica e mondo della sanità si inserisce anche l’imprenditore Pietro Putrino, anch’egli coinvolto, gestore di attività di pompe funebri e di servizi alla sanità.

LA SCHEDA: TUTTI I NOMI DELLE PERSONE COINVOLTE

La guardia di finanza ha eseguito, inoltre, sequestri di beni per 10 milioni di euro. L’operazione “Quinta Bolgia” è stata portata a termine dai militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Catanzaro, coordinati e diretti dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, con il supporto dello Scico di Roma.

VIDEO: LE INTERVISTE A GRATTERI E AGLI INQUIRENTI

Nelle indagini sono finiti gli interessi della ‘ndrangheta nel settore della sanità, ed in particolare nella gestione del servizio sostitutivo di autoambulanze dell’Asp di Catanzaro. Gi inquirenti, in particolare, avrebbero individuato due gruppi imprenditoriali legati alla cosca Iannazzo-Cannizzaro-Da Ponte di Lamezia Terme. Si tratta delle ditte Putrino e Rocca, che avrebbero esercitato un controllo pervasivo in particolare sull’ospedale di Lamezia Terme, estromettendo la concorrenza dalla fornitura di ambulanze per il servizio di pronto soccorso delle onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario, del trasporto sangue.

L’ex deputato Giuseppe Galati e l’ex consigliere comunale di Lamezia Terme Luigi Muraca sarebbero stati “l’anello di congiunzione tra il contesto ‘ndranghetistico e la dirigenza dell’Asp coinvolta”. Le ditte Putrino e Rocca, legate alla ‘ndrangheta, con i buoni uffici dei due politici e con la complicità di dirigenti dell’Azienda sanitaria, avrebbero ottenuto l’affidamento del servizio di fornitura delle autoambulanze destinate agli operatori del 118. 

La gestione del servizio ambulanze del 118

L’indagine, precisano gli inquirenti, rappresenta il culmine di due diversi filoni investigativi strettamente connessi. Il “gruppo Putrino” sarebbe riuscito dal 2009 ad acquisire una posizione di dominio nel mercato, aggiudicandosi la gara d’appalto relativa alla gestione del servizio sostitutivo delle ambulanze del 118 bandita dall’Asp di Catanzaro. Dal 2010 al 2017, il gruppo imprenditoriale coinvolto avrebbe operato in assenza di una gara formale, a seguito di proroghe illecite, “in alcuni casi – scrivono gli inquirenti – addirittura tacite, ottenute in considerazione dei privilegiati rapporti tra i vertici del gruppo criminale e numerosi appartenenti di livello apicale dell’Asp di Catanzaro all’epoca in servizio, tra i quali Giuseppe Perri, commissario straordinario e poi direttore generale fino all’agosto 2018, Giuseppe Pugliese, direttore amministrativo fino all’ottobre 2017 ed Eliseo Ciccone, all’epoca dei fatti contestati responsabile del 118 prima di essere destinato ad altro incarico, nei cui confronti vengono indicati diversi episodi di abuso d’ufficio.

Le stesse condotte, con l’aggravante della finalità mafiosa, vengono contestate a Galati e Muraca. Nel 2017 la ditta Putrino era stata colpita da un provvedimento interdittivo antimafia emesso dalla Prefettura di Catanzaro. Ne aveva approfittato il “Gruppo Rocca” che, a sua volta forte dell’illecita concorrenza con cui era stato conquistato il mercato con il Gruppo Putrino, aveva iniziato la sua attività nel servizio pubblico come capofila di una associazione temporanea di scopo.

Il dominio esercitato sull’ospedale di Lamezia Terme, specie all’interno del reparto di pronto soccorso, era tale che i due gruppi criminali avevano imposto un controllo totale occupando “manu militari” i reparti, assoggettando il personale al punto da avere la disponibilità delle chiavi di alcuni reparti dell’ospedale, la possibilità di consultare i computer dell’Asp per rilevare dati sulle condizioni dei degenti, l’ingresso al deposito farmaci dedicato alle urgenze del pronto soccorso. Una situazione “ben nota”, secondo la Dda, alla dirigenza dell’azienda sanitaria.

Ambulanze in condizioni disastrose

Freni e luci non funzionanti, cambio difettoso, problemi alla frizione, revisioni non effettuate. Erano dei veri rottami le ambulanze che i gruppi imprenditoriali coinvolti nell’operazione. Le indagini avrebbero fatto emergere, secondo quanto scrivono gli inquirenti, “un’allarmante carenza tecnica e organizzativa” in capo all’associazione temporanea di scopo di cui era capofila la “Croce Bianca”, ente controllato dal gruppo imprenditoriale Rocca che, con la ditta Putrino, monopolizzava le forniture, esercitando un vero e proprio dominio sull’ospedale di Lamezia Terme, a cui con procedure d’urgenza era affidato il servizio.

Le ambulanze, secondo finanzieri e magistrati della Dda catanzarese, erano inadeguate non solo da un punto di vista meccanico, ma anche per ciò che riguarda le dotazioni elettromedicali: mancavano termoculle per il trasporto di neonati, l’ossigeno era scaduto o addirittura mancava. Non meno preoccupante è quanto emerso in merito all’impiego del personale, non qualificato e non provvisto delle adeguate abilitazioni professionali. 

Il ruolo dei manager dell’Asp

L’ex direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro Giuseppe Perri, Giuseppe Pugliese, già direttore amministrativo sino all’ottobre 2017, e Eliseo Ciccone, già responsabile del Suem 118 ed ora destinato ad altro incarico. I tre sono i manager e dirigenti dell’Asp accusati di plurimi episodi di abuso d’ufficio. In particolare, secondo l’accusa, Perri – già commissario straordinario e poi direttore generale sino all’agosto 2018 – e gli altri due funzionari dell’Asp avrebbero favorito un gruppo imprenditoriale ‘ndranghetistico nella fornitura del servizio sostitutivo delle ambulanze del 118. Il gruppo, in particolare, dal 2010 e sino al 2017, ha continuato a operare in assenza di una gara formale, a seguito di plurime, reiterate oltre che illegittime proroghe, in alcuni casi addirittura tacite, ottenute grazie ai rapporti privilegiati intrattenuti con i dirigenti Asp. 

Anche questa volta il Ministro Matteo Salvini ha espresso la propria soddisfazione: «Calabria, 24 arresti e 10 milioni sequestrati: grazie alla Guardia di Finanza che ha dato un duro colpo alla ‘ndrangheta. La mafia mi fa schifo, avanti senza paura!».

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