Il presidente della commissione regionale Antindrangheta, Bova; il procuratore nazionale antimafia, De Raho; il presidente Oliverio

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CATANZARO – L’imprenditore Ottavio Giorgio Barbieri avrebbe alimentato la “bacinella” della cosca Muto di Cetraro, versando continuamente denaro proveniente dai guadagni per le commesse relative agli appalti pubblici. Il procuratore capo Nicola Gratteri ha ricostruito i rapporti e le commistioni tra la potente cosca della ‘ndrangheta e gli appalti pubblici, con l’impresa riconducibile a Barbieri che sarebbe stata totalmente in mano alla cosca Muto, come confermerebbero anche alcuni pentiti.

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L’operazione “Lande desolate”, portata a termine grazie alle indagini della guardia di finanza (LEGGI I PARTICOLARI), è riuscita ad evidenziare in pieno gli equilibri sottili tra ‘ndrangheta, politica e pubblica amministrazione, da sempre attenzionati dal procuratore Gratteri. Nell’ordinanza che ha portato all’obbligo di dimora il presidente della Regione Mario Oliverio (LEGGI LE PAROLE DEL PRESIDENTE), c’è praticamente tutto: appalti pubblici, ‘ndrangheta, aiuti politici, favori, giro vorticoso di denaro. Un’onda che travolge ogni cosa, a pochi giorni dalla convention contro la ‘ndrangheta in cui lo stesso Oliverio era seduto al fianco del procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero De Raho da una parte, e dall’altra con un ufficiale della guardia di finanza, gli stessi investigatori che questa mattina hanno notificato il provvvedimento cautelare.

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La Barbieri costruzioni unica partecipante

“L’impresa Barbieri è di riferimento della famiglia di ‘ndrangheta Muto di Cetraro – ha evidenziato il procuratore Gratteri – e questa impresa è stata l’unica partecipante per queste grandi opere, quali l’impianto sciistico di Lorica e l’aviosuperficie di Scalea. Si tratta di due grandi opere il cui importo supera i 16 milioni di euro. Questi lavori dovevano essere fatti anche a partecipazione privata, investendo tre milioni di euro, ma sono state usate solo briciole”.

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Gratteri ha anche evidenziato i risvolti investigativi: “Nel corso delle intercettazioni telefoniche e ambientali, e anche grazie alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, in particolare Ernesto Foggetti, si conferma che la Barbieri costruzione è espressione della ‘ndrangheta. La cosa che ci ha meravigliato e ci ha fatto accendere i riflettori è che a partecipare a questo bando, con fondi europei, è stata sola la ditta Barbieri. Una anomalia che ci ha fatto pensare ad interessi di ‘ndrangheta”.

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L’aggravante mafiosa

In questo contesto, l’aggravante mafiosa è stata contestata al solo imprenditore Barbieri, cosciente di “foraggiare” la cosca Muto. Una contestazione che, invece, non poteva essere mossa ad Oliverio che, avrebbe favorito l’impresa, ma non partecipando direttamente nel progetto criminale che consentiva di portare denaro nella “bacinella” del clan. La responsabilità dell’aggravante mafiosa, quindi, sarebbe, proprio per le peculiarità soggettive di questo tipo di reato, contestabile a Barbieri ma non ad Oliverio. Difficile, se non impossibile, provare che il governatore sapesse che la ditta alimentava con i suoi soldi il potere dei Muto.

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L’accordo politico per Piazza Bilotti

La gestione degli appalti pubblici avrebbe avuto, però, anche risvolti politici, chiamando in causa, senza però essere indagati, l’ex deputato Nicola Adamo e l’attuale parlamentare Enza Bruno Bossio. Così come reso noto dal procuratore Gratteri, sia Adamo che Bruno Bossio sarebbero stati intercettati, in maniera del tutto casuale, mentre spingevano per fare ritardare i lavori di realizzazione della nuova Piazza Bilotti di Cosenza (LEGGI L’APPROFONDIMENTO).

Infatti, il procuratore Gratteri ha evidenziato che “mentre bisognava iniziare i lavori per i due principali appalti, la ditta Barbieri stava già realizzando piazza Bilotti a Cosenza, che non è oggetto dell’indagine, ma ha un risvolto politico, perché sostanzialmente la parte politica di Oliverio, anche con le intercettazioni di Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio, ha dimostrato interesse a fare rallentare i lavori per danneggiare la parte politica avversa, quella del sindaco di Cosenza”. Secondo Gratteri, “visti i favori concessi sullo stato di avanzamento dei lavori per Scalea e Lorica, la parte politica poteva chiedere a Barbieri di rallentare Piazza Bilotti”.

Lavori che, in realtà, in quel momento, non avrebbe voluto completare subito nemmeno Mario Occhiuto, dal momento che, come ricostruito dallo stesso Gratteri, “nel corso delle intercettazioni emerge che anche il sindaco in pectore di Cosenza, nel momento in cui il Comune era commissariato, aveva interesse affinché l’opera non fosse completata durante il periodo di commissariamento, ma si rallentasse l’opera perché fosse lui ad inaugurarla dopo le elezioni”. Occhiuto, infatti, era stato sfiduciato dalla sua maggioranza e per i primi mesi del 2016 il Comune era stato guidato da un commissario.

Una ricostruzione, quella su Piazza Bilotti, che ha spinto Mario Occhiuto ad evidenziare che “se venisse confermato che sono stati spesi milioni di euro per danneggiare i cittadini di Cosenza e per impedirmi di concludere i lavori di piazza Bilotti, sarebbe davvero grave anche alla luce degli altri lavori che sono in corso a Cosenza e che dipendono dalla Regione Calabria. Questa è una giornata triste per tutti i calabresi”. 

I dirigenti infedeli

L’affondo Gratteri è anche nei confronti dell’apparato burocratico e amministrativo: “Tutti i funzionari della Regione Calabria era preparati sull’istruttoria relativa ai finanziamenti europei ed avevano tutti la consapevolezza che le opere non erano state realizzate, per come invece dichiarato, e che l’impresa Barbieri – ha concluso – non aveva nemmeno i soldi per la parte di investimento privato”. Dirigenti e tecnici che, secondo le accuse ed i rispettivi ruoli, avrebbero dichiarato lavori in fase avanzata, falsificando lo stato di avanzamento, pur di fare liquidare somme all’impresa Barbieri, mentre però la guardia di finanza monitorava completamente l’andamento delle opere.

 La Giunta è con Oliverio

Il vicepresidente della Regione Calabria Francesco Russo, ha convocato una riunione di Giunta a Catanzaro, nella sede della Cittadella, dopo l’inchiesta. In apertura dei lavori Russo ha espresso «vicinanza e solidarietà al presidente Mario Oliverio».

«Siamo certi – dichiarano gli assessori – della correttezza e trasparenza dei suoi comportamenti politici e amministrativi e pienamente convinti che l’integrità dell’azione amministrativa del presidente Oliverio sarà rapidamente accertata dalla magistratura». La Giunta ha individuato il dottor Tommaso Calabrò quale dirigente generale reggente del Dipartimento programmazione comunitaria e Autorità di gestione del Por-Fser-Fes 2014-2020 dopo l’arresto del dirigente dello stesso settore Luigi Zinno.

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