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LAMEZIA TERME – Cinque mesi e dieci giorni. Questa la richiesta di condanna chiesta dal pm Marta Agostini nei confronti dell’ex sindaco di Lamezia Paolo Mascaro, dell’imprenditore catanzarese Giuseppe Gatto e del dipendente Sacal Francesco Buffone. Alla richiesta del pm hanno aderito le parti civili (Comune di Lamezia, Sacal e Regione Calabria).

L’11 luglio sarà poi la volta dei difensori degli imputati e il 12 luglio dovrebbe essere emessa la sentenza del processo che si sta celebrando davanti il gup di Lamezia, Rossella Prignani, con il rito abbreviato per i tre imputati coinvolti nell’inchiesta che azzerò i vertici della Sacal, dipendenti della società, politici, imprenditori e funzionari pubblici.

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DINAMICO SULL’OPERAZIONE EUMENIDI

Dopo i rinvii a giudizio per 15 imputati (a settembre prima udienza davanti il tribunale collegiale di Lamezia) per i tre che hanno scelto il rito abbreviato il processo si sta tenendo per l’ex sindaco di Lamezia Terme, Paolo Mascaro (accusato di concorso in abuso d’ufficio per la nomina dell’imprenditore Emanuele Ionà nel Cda della Sacal per conto del Comune e di false informazioni al pm), il dipendente della Sacal Francesco Buffone e l’imprenditore catanzarese Giuseppe Gatto in qualità di consigliere di amministrazione della Sacal all’epoca dei fatti. Tutti e tre coinvolti nell’operazione Eumendi, l’inchiesta sulla gestione della Sacal, la società di gestione all’epoca dei fatti solo dell’aeroporto di Lamezia.

Per quanto riguarda l’accusa di abuso d’ufficio, Mascaro, in concorso con Ionà (la cui posizione è stata stralciata) l’imprenditore Floriano Noto (all’epoca nel Cda Sacal e rinviato a giudizio), con l’ex presidente della società aeroportuale, Massimo Colosimo (rinviato a giudizio) e con l’ex direttore generale della Sacal Pierluigi Mancuso (rinviato a giudizio), “ognuno nelle rispettive qualità – secondo le accuse -. in violazione della delibera n.104 del 27 luglio 2015 con cui il Consiglio comunale di Lamezia fissava, all’articolo 2, i criteri per la selezione e nomina del rappresentante del Comune di Lamezia presso enti, aziende e istituzioni, tra cui anche la Sacal ed omettendo di astenersi in presenza di un proprio interesse – secondo la Procura – si accordavano affinchè Mascaro Paolo, sindaco di Lamezia Terme, indicasse quale rappresentante del Comune in seno al Cada di Sacal, Emanuele Ionà, suo amico personale di vecchia data, peraltro privo dei requisiti richiesti dall’art. 2 della richiamata delibera. Ciò – secondo le accuse – al precipuo scopo di pilotarne il voto in vista delle future decisioni in seno al Cda Sacal tra cui quella relativa alla conferma del direttore generale Pierluigi Mancuso.

Altra accusa contestata a Mascaro sono le false informazioni al pm. Mascaro avrebbe reso al pubblico ministero, in fase investigativa, dichiarazioni mendaci smentite dagli esiti di attività di captazione. L’ex sindaco, dopo gli sviluppi dell’inchiesta “Eumenidi” scattata l’11 aprile 2017, fu convocato in Procura a maggio 2017 e venne ascoltato come persona informata sui fatti.

In quella sede, Mascaro avrebbe negato di aver discusso con i vertici della Sacal della nomina di Ionà, Ma per la Procura Mascaro non avrebbe detto la verità in base a una conversazione ambientale intercettata dalla Finanza il 23 giugno 2015 (pochi giorni dopo l’insediamento da sindaco) in cui Mascaro, alla presenza di Colosimo, dell’ex dg Pierluigi Mancuso e dello stesso Ionà, parlò della nomina di Ionà nel Cda Sacal in rappresentanza del Comune di Lamezia.

Per la Procura, quindi, da questa conversazione sarebbe emerso che Mascaro era d’accordo con i vertici Sacal per nominare Ionà in quanto quest’ultimo poi avrebbe favorito la conferma di Mancuso (per come avrebbero voluto Colosimo e il Consiglio di amministrazione della società aeroportuale) alla nomina di direttore generale della Sacal. Nella prima udienza, Mascaro ha reso dichiarazioni spontanee chiarendo punto per punto quanto gli viene contestato.

L’inchiesta “Eumenidi” sulla gestione della Sacal, scattò nel mese di aprile 2017 a seguito delle indagini eseguite dal Nucleo mobile della finanza di Lamezia e della Polizia di frontiera, relativamente alle ipotesi di corruzione, peculato, falso, abuso d’ufficio e concussione. Il tutto riconducibile ad assunzioni clientelari per il progetto “Garanzia giovani”, consulenze “fantasma” e per la nomina del direttore generale della Sacal.