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La "casa degli orrori" di Gizzeria

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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Venti anni di carcere. Questo il verdetto di primo grado della Corte d’Assise di Catanzaro nei confronti di Francesco Rosario Aloisio Giordano, 55 anni, di Lamezia Terme accusato di maltrattamenti in famiglia, riduzione in schiavitù e violenza sessuale pluriaggravata.

Aloisio era stato arrestato a novembre del 2017 (il “caso” scosse tutta l’Italia) dopo che i carabinieri scoprirono “la casa degli orrori” fra le campagne di Gizzeria dove in una piccola baracca fatiscente, tra il 2007 e il 2017, Aloisio avrebbe segregato la convivente di nazionalità romena di 29 anni.

Secondo quanto accertato dai carabinieri che raccolsero anche il racconto della donna, i fatti sarebbero avvenuti alla presenza dei figli minori di 9 e 3 anni. I carabinieri di Lamezia Terme misero la parola fine a una storia disumana , scoprendo che la donna e i due bambini vivevano in una piccola baracca fatiscente, priva di illuminazione e di servizi, ubicata nelle campagne di Gizzeria. In un ambiente angusto, insalubre, infestato da topi e insetti, con servizi igienici ricavati nei secchi della spazzatura e letti in cartone.

La moglie sarebbe stata costretta a subire soprusi di ogni tipo, picchiata con un palo, anche quando era in gravidanza, mentre il figlio maschio era costretto a imitare le violenze del padre. Alla donna non sarebbero state risparmiate nemmeno rapporti sessuali con attrezzi per l’agricoltura, con conseguenti lacerazioni interne. I pm avevano chiesto 26 anni di carcere, gli avvocati difensori l’assoluzione sostenendo l’inutilizzabilità delle dichiarazioni della donna e la prescrizione di alcuni reati.

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