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Il tribunale di Catanzaro

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LAMEZIA TERME – La vicenda si intrecciò con l’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso e nei guai ci finirono due avvocati, il primo accusato di aver favorito la latitanza di un boss del Reventino poi ucciso (avrebbe incontrato da latitante Pagliuso nello studio dell’avvocato finito a processo) e di concorso in violenza privata aggravato dal metodo mafioso. Ma al termine del processo celebratosi davanti al gup con il rito abbreviato, le accuse non hanno retto per cui sono stati assolti gli avvocati Antonio Larussa e Tullia Pallone.

A febbraio scorso l’allora pm Elio Romano aveva chiesto la condanna a tre anni di reclusione per Larussa e un anno per l’avvocato Pallone. Il gup di Catanzaro, Mariotti, accogliendo invece le tesi difensive dei difensori degli imputati, gli avvocati Francesco Gambardella per Larussa e Giuseppe Spinelli per Pallone, li ha assolti. Alla richiesta dell’accusa avevano aderito le parte civili: gli avvocati Marcello Manna, per la Camera Penale di Lamezia (di cui Pagliuso era segretario) Bonaventura Candido, Nunzio Raimondi e Salvatore Staiano per i familiari di Pagliuso.

Larussa (per due capi d’accusa assolto perchè il fatto non sussiste per un altro per non aver commesso il fatto) era accusato di favoreggiamento della latitanza di Daniele Scalise, elemento di spicco dell’omonima cosca, e violenza privata (aggravati dal metodo mafioso per l’agevolazione alla cosca Scalise) ai danni dell’avvocato Francesco Pagliuso (ucciso il 9 agosto 2016). Tullia Pallone, assistente di studio di Larussa – era accusata di favoreggiamento semplice perché avrebbe aiutato Larussa ad eludere le investigazioni.

Il favoreggiamento al latitante sarebbe emerso nell’ambito della indagini sull’omicidio dell’avvocato Pagliuso. Daniele Scalise (nel periodo della sua latitanza tra la primavera del 2012 e quella del 2013) avrebbe incontrato Pagliuso nello studio dell’avvocato Larussa. L’avvocato Pagliuso avrebbe commesso – secondo gli Scalise – errori nella linea difensiva in un processo allora pendente presso il Tribunale di Cosenza, che vedeva imputato Daniele Scalise ucciso a Soveria Mannelli in un agguato mafioso a giugno nel 2014.

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