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Il tribunale di Lamezia Terme

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LAMEZIA TERME (CATANZARO) – Dipendente dell’Asp con l’hobby dell’usura. Almeno questo emerge dalla sentenza di primo grado emessa dal collegio giudicante del tribunale di Lamezia (presidente Luana Loscanna) nei confronti di Bruno Cimino, condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi di carcere (oltre a 6000 euro di multa e interdizione dai pubblici uffici per 5 anni) accusato di usura aggravata e estorsione.

Nella vicenda sono rimasti coinvolti anche marito e moglie, Giuseppe De Fazio e Teresa Ferrise, condannati a due anni anni di carcere e 5.000 di multa (per la donna è stata disposta la sospensione della pena).

Bruno Cimino, Giuseppe De Fazio e Teresa Ferrise

L’accusa è stata sostenuta dal pm Marica Brucci la quale aveva chiesto pene più severe (6 anni e quattro mesi oltre a 14.000 euro di multa per Cimino e De Fazio, 5 anni, 4 mesi e 12.000 euro di multa per Ferrise).

Le condanne si riferiscono all’operazione “Lex Genucia” scattata ben dieci anni fa. Era, Infatti, il novembre del 2011 quando gli uomini del Nucleo Mobile della Guardia di Finanza di Lamezia Terme procedevano alla cattura di 10 presunti usurai, ritenuti responsabili a vario titolo di usura aggravata, estorsione e esercizio abusivo del credito, alcuni dei quali (come Bruno Gagliardi) ritenuti affiliati a cosche della ‘ndrangheta lametina. Cinque di loro (Francesco Pullia, Adriano Sesto, Ferdinando Greco, Francesco Greco e Fabio Zubba) chiesero e ottennero di essere giudicati con rito abbreviato, all’esito del del quale, il 31 gennaio 2013, furono tutti condannati e subirono la confisca dei beni.

Un altro imputato, Bruno Gagliardi, patteggiò la pena, mentre tutte le altre cinque condanne e le confische dei beni sono state confermate definitivamente dalla Cassazione. Cimino, De Fazio e Ferrise, optarono per il rito ordinario e solo oggi ha avuto termine il primo grado, dopo un lungo e estenuante dibattimento che ha subito oltre 40 rinvii.

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