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In poche ore dalla sparatoria identificato il responsabile della piantagione su cui stava indagando Mirarchi

CATANZARO – I carabinieri del Comando provinciale di Trapani hanno arrestato il proprietario delle serre in cui era stata impiantata la piantagione di marijuana (6 mila piante) che sarebbe stata scoperta, durante un servizio di appostamento, dal maresciallo Silvio Mirarchi, originario di Catanzaro, deceduto ieri pomeriggio all’Ospedale civico di Palermo dopo le gravi lesioni provocate da due colpi di pistola che lo hanno raggiunto a un rene e all’aorta. In manette è finito Francesco D’Arrigo, 54 anni, di Partinico (Palermo).

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Le indagini condotte dai carabinieri e coordinate dal pm di Marsala, Anna Cecilia Sessa, proseguono senza sosta e il primo risultato è stato il ritrovamento di due serre con seimila piante di marijuana e che avrebbero fruttato 4 milioni di euro. I funerali del maresciallo potrebbero svolgersi sabato nella Chiesa Madre di Marsala alla presenza dei vertici dell’Arma dei carabinieri. 

Intanto, si fa strada l’ipotesi che a sparare siano state delle persone a guardia delle coltivazioni di marijuana, come era accaduto un paio di settimane fa, quando due romeni erano stati colpiti da fucilate in una zona tra Marsala e Mazara del Vallo dai custodi di una piantagione di canapa indiana. Uno di loro, ferito, era riuscito a fuggire. Dell’altro, invece, si sono perse le tracce. Qualche giorno dopo un cadavere carbonizzato è stato trovato a circa un chilometro di distanza e non ha ancora un’identità: i carabinieri stanno indagando, anche con accertamenti del Ris e l’impiego di cani «molecolari» della polizia, per stabilire se il cadavere è quello del romeno scomparso. Invertendo i ruoli nella vicenda dei due romeni, non si esclude un’altra ipotesi, e cioè che a sparare ai due carabinieri in borghese, scambiandoli per i gestori delle serre, siano stati i ladri durante un furto di piante.

Intanto, un applauso si è levato dalle tribune collocate ai Fori Imperiali per Silvio Mirarchi, il carabiniere ucciso ieri a Marsala. Durante la sfilata delle Forze Armate per la Festa della Repubblica Mirarchi è stato infatti ricordato dallo speaker della parata e dalle tribune è partito subito un applauso.

Mirarchi lascia la moglie, Antonella, 50 anni, marsalese, maestra elementare, e due figli: Debora, 23 anni, neuropsicologa, che vive a Chieti, e Valerio, 18 anni, che a Marsala frequenta il quarto anno del Liceo classico “Giovanni XXIII”. Il maresciallo era originario di Catanzaro e in particolare della zona di Cava, in via Fiume Mesima. A Catanzaro risiede la madre e i fratelli, Romeo e Giulietta, tutti già in Sicilia dove il maresciallo viveva stabilmente con la propria famiglia.

Il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, ha espresso il cordoglio della città per la morte del maresciallo capo: «Un assassinio brutale, assurdo, a tradimento che non può restare impunito. In questo momento drammatico, il mio pensiero va innanzitutto alla famiglia, a cui il destino ha arrecato il più insopportabile dei dolori, ma anche alla sua seconda famiglia, l’Arma dei Carabinieri, che continua a versare un grave contributo di sangue alla lotta contro la criminalità. Anche se il maresciallo Mirarchi era da tanti anni trapiantato in Sicilia – ha concluso – le sue radici erano qui, nella nostra città, dove risiedono anche i suoi congiunti. A loro ci stringiamo, dicendo che il loro dolore è il nostro dolore».

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