X
<
>

Claudio Parente

Tempo di lettura 2 Minuti

CATANZARO – Non c’è pace per la politica calabrese, travolta continuamente da scandali, operazioni e arresti. L’ultima inchiesta si basa su una ipotesi di peculato e corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e travolge uno degli esponenti di punta dell’imprenditoria e della politica Catanzarese: Claudio Parente, 64 anni, ex consigliere regionale della Calabria in carica fino allo scorso mese di gennaio e presidente del gruppo di Forza Italia.

I militari della guardia di finanza del Comando provinciale di Catanzaro hanno notificato a Parente, imprenditore nel settore sanitario, un avviso di garanzia e un provvedimento di sequestro beni.

Con lui sono indagati anche i consiglieri comunali di Catanzaro Francesco Gironda, 52 anni, e Giuseppe Pisano, 43, a cui è stata contestata la corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio che scaturisce da due avvenimenti solo apparentemente non collegati fra loro.  

L’inchiesta, denominata “Corvo”, ha portato anche al sequestro preventivo di 37.682,80, somma che costituirebbe il profitto del delitto di peculato realizzato da Parente e corrisponde al totale dei compensi erogati dal Consiglio regionale della Calabria a due congiunti di Pisano e Gironda, nell’ambito di un incarico che sarebbe stato conferito dallo stesso Parente.  

Secondo quanto emerso, il primo atto contestato è l’approvazione di una delibera del Consiglio comunale di Catanzaro (la numero 95/2018), con la quale il 13 settembre 2018 l’assise municipale ha deliberato favorevolmente (con il voto conforme anche di Gironda e Pisano) sulla possibilità di cedere un terreno di proprietà comunale all’associazione interregionale “Vivere insieme” che opera principalmente nel settore dei servizi sanitari in convenzione.  

La seconda contestazione è collegata all’assunzione, da parte di Parente, del fratello del consigliere Gironda e della convivente del consigliere Pisano quali suoi collaboratori a tempo determinato nell’ambito della struttura speciale a sua disposizione nel Consiglio regionale.  

Le indagini del nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Catanzaro, hanno messo in relazione i due avvenimenti nel quadro di un accordo corruttivo fra i tre indagati: Parente è, infatti, risultato essere amministratore de facto di “Vivere insieme”, nel cui interesse la delibera 95/2018 era stata votata, mentre Gironda e Pisano risultano aver assecondato i desiderata di Parente, ottenendo quale contropartita l’assunzione dei due congiunti nella struttura speciale dell’ex consigliere regionale.  

Al fine di ricompensare i consiglieri comunali, secondo l’accusa, Parente si sarebbe quindi appropriato dei fondi regionali destinati al personale da adibire alla propria struttura speciale, utilizzandoli indebitamente, secondo le Fiamme gialle, per remunerare il fratello e la convivente dei due consiglieri comunali.  

Il provvedimento di sequestro è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Catanzaro Filippo Aragona, su richiesta del sostituto procuratore Graziella Viscomi che ha diretto le indagini con il coordinamento del procuratore aggiunto Giancarlo Novelli e del procuratore della Repubblica Nicola Gratteri.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA