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CATANZARO – Nel silenzio assoluto del Dipartimento Salute della Regione Calabria, continua a Catanzaro l’autogestione del sistema di vaccinazione. Dopo mesi di segnalazioni, disservizi, interruzioni, le regole continuano ad essere dettate in maniera autonoma, senza una supervisione degli organismi competenti e “in deroga” con quanto previsto dall’Organizzazione mondiale della sanità, dall’Istituto superiore di sanità e dal piano nazionale e regionale delle vaccinazioni. Nessun intervento risulta essere stato effettuato e reso pubblico anche dalla commissione straordinaria che guida l’Azienda sanitaria di Catanzaro.

I fatti, però, raccontano prima i due mesi di blocco totale dei vaccini, poi la finta ripresa, quindi la decisione di effettuare solo i vaccini obbligatori, mentre da qualche giorno è iniziato un servizio parziale. Per il meningococco B, ad esempio, la scelta è quella di iniziare con le vaccinazioni dei bambini nati nel 2018 che devono effettuare il terzo richiamo. Nulla da fare, per il secondo richiamo e ancora meno per i nati nel 2020 che avrebbero dovuto effettuare il primo vaccino e che rischiano di ottenere la dose dell’immunizzazione oltre il primo anno di età.

Quello che chiedono le famiglie, «è il rispetto del calendario delle vaccinazioni, se necessario anche aumentando il personale, visto che gli spazi non mancano nelle strutture vaccinali esistenti a Catanzaro».

Fondamentale, secondo gli esperti, che la prima dose venga effettuata a distanza di quindici giorni dalla prima obbligatoria, quindi al settantacinquesimo giorno di vita, tenendo conto che l’incidenza massima e la letalità della malattia da meningococco è sotto l’anno di vita, e in particolare tra il quarto e il sesto mese. Per questo, il piano ha stabilito tempi certi da rispettare.

Invece, sono state cancellate tutte queste raccomandazioni sostenute da tutti gli organismi nazionali e internazionali. Persino l’Unicef ha ribadito i “risultati promettenti” per le vaccinazioni da meningococco e pneumococco, sottolineando la necessità di non abbassare la guardia e non ridurre l’attenzione su queste pratiche.

A Catanzaro, però, non funziona così. Partendo dal terzo richiamo per i nati del 2018, i tempi diventano biblici per tutti gli altri. Il centro vaccini ha stabilito di effettuare dieci vaccini al giorno, a distanza di mezz’ora uno dall’altro. Il calcolo è semplice: una media di cinque ore di lavoro al giorno dedicato alle vaccinazioni, con tempi lunghissimi prima di procedere con il 2019 e, solo dopo, con il 2020.

Tutto questo avviene solo per i centri vaccinazione di Catanzaro, mentre nelle altre realtà calabresi, così come in quelle di tutta Italia, i servizi non sono mai stati interrotti e procedono regolarmente. Ovvio rispettare gli accorgimenti legati all’emergenza pandemica, ma questo non può tradursi in disservizi, pericolosi rinvii, prenotazioni annullate e interruzioni rispetto al piano nazionale dei vaccini.

Tra i genitori serpeggia rabbia mista a rassegnazione, ma nessuno ha intenzione di fermarsi davanti a certe scelte e si è pronti a dare battaglia, se necessario anche con azioni legali. Solo dopo le continue segnalazioni, l’obbligo di mascherine per i bambini, anche sotto i sei anni, rimane inserito tra le normative di accesso previste sul sito dell’Azienda sanitaria provinciale, mentre il personale ha tramutato quest’obbligo in quello di posizionare un fazzoletto sulla bocca del bambino. Tesi completamente in contraddizione con gli obblighi stabiliti, nei quali si evidenziano i rischi soprattutto sotto i due anni e comunque fino a 6 anni.

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