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SOVERATO (CATANZARO) – “Buongiorno da Soverato, il “Coviddi” c’è”. Citazione distorta di un tormentone che ha travolto questa insolita estate. In questa fase, tuttavia, come spesso accade si è passati da un eccesso all’altro. Dal virus quasi dimenticato al panico più totale.

Tutto ha avuto origine nel corso della serata di mercoledì, che ha fatto registrare un nuovo caso di positività a Sars-Cov-2. Ciò che ha reso questo contagio diverso dagli altri è stato il fatto che Giuseppe Scalone, il ragazzo di Girifalco che ha contratto il virus, si fosse recato nelle serate di sabato e domenica presso due noti locali di Soverato. Si tratta, come ha scritto lo stesso Giuseppe in un post sui social, del Noa Club e del Circle Club. Il tam-tam sui social ha innescato una pioggia di reazioni scomposte, di ansie ed angosce incontrollate, di solidarietà ma anche e purtroppo di violenza verbale. Per queste ragioni abbiamo contattato telefonicamente Giuseppe Scalone, che ha esposto al Quotidiano del Sud l’intera evoluzione della vicenda.

«Nel tardo pomeriggio di martedì – ha dichiarato Giuseppe – ho giocato a calcetto. All’ingresso mi è stata rilevata la temperatura ed era a 37.0. Dopo aver giocato mi sentivo stanchissimo ed avevo dolori alle ossa e mal di testa. Per questo ho pensato di misurare nuovamente la febbre, che era a 38.5. Per questo motivo ho deciso di sottopormi ad un tampone, per verificare ed eventualmente scongiurare l’ipotesi di un contagio. Nel pomeriggio di mercoledì è stato eseguito il tampone ed ho atteso i risultati per alcune ore senza mai entrare in contatto diretto con altre persone. Dopo qualche ora ho ricevuto la notizia della positività del tampone e sono stato portato nel reparto di Malattie Infettive».

Ed è in quelle ore che Giuseppe ha deciso di scrivere il post sui social che è circolato ovunque nella serata di mercoledì. Le reazioni al post e soprattutto alle distorsioni delle notizie che sono circolate in quelle ore, sono state di duplice natura. «Ho ricevuto moltissimi messaggi di solidarietà e di ringraziamento nelle ore successive al mio messaggio. Ed in effetti il mio scopo era proprio quello di sensibilizzare i miei amici e tutti i ragazzi per far capire che al contrario di quanto purtroppo si è spesso detto e pensato il virus è più vicino di quello che pensiamo. Purtroppo però è avvenuta anche una distorsione della realtà. Le persone hanno pensato che io fossi scappato dall’ospedale in attesa dell’esito del tampone e che fossi andato in giro, entrando in contatto con altre persone. Io non sono entrato in contatto con nessuno, sono rimasto sempre in isolamento. Allo stesso tempo, però, ho iniziato a ricevere diverse minacce sui social. C’è stato addirittura chi mi ha augurato di morire con il virus, auspicando la stessa sorte anche per i miei familiari. Io ho solo voluto agire con responsabilità. Molti di questi che mi minacciano trascurano il fatto che io da qualcuno lo avrò dovuto pur prendere il virus ed anche il fatto che io non ho avuto niente che potesse farmi sospettare di essere stato contagiato fino a martedì».

Le parole di Giuseppe sono pronunciate dalla sua stanza del reparto di Malattie Infettive presso cui si stanno svolgendo tutti gli accertamenti di rito. «La tac polmonare ha confermato che fortunatamente i polmoni sono liberi ed al momento non ho alcun sintomo. Mi hanno fatto altre analisi, i prelievi e la flebo. Ora spero solo di non aver infettato nessuno, in particolar modo mio padre, che è immunodepresso».

Ed è proprio sui contatti diretti che in queste ore si stanno eseguendo gli accertamenti.

Giuseppe Scalone ha redatto una lista dei contatti prolungati e diretti, all’incirca quindici persone tra il nucleo familiare e gli amici incontrati negli ultimi giorni. Mentre si attendono gli esiti dei primi tamponi i social sono teatro di autentiche scenate d’ansia. Le discoteche sono state chiuse, le file alle tende allestite per i tamponi diventano sempre più consistenti ora dopo ora ed il problema è, ancora una volta, l’eccesso opposto. Serve calma nell’attesa degli esiti dei tamponi e maggiore precauzione, che non fa mai male. Ma il panico crea disordine, elemento inutile in queste ore di attesa che, pur mantenendo alta la guardia, si spera potranno ridimensionare l’allarme.

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