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I professori Isabella Aquila e Pietrantonio Ricci

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CATANZARO – Se qualcuno crede ancora che ci siano ambiti che non siano stati stravolti dalla pandemia può provare a chiedere alla professoressa e ricercatrice Isabella Aquila e dare un’occhiata ad uno degli ultimi studi condotti dall’equipe di cui fa parte, la Medicina Legale dell’Università Magna Graecia di Catanzaro.

Dopo aver spiegato come sono cambiate le autopsie, questo nuovo studio si occupa di un aspetto a cui forse in pochi hanno pensato in questo anno di emergenza. La gestione della scena del crimine ed il sopralluogo giudiziario sono radicalmente cambiati con l’avvento della pandemia. Hanno partecipato allo studio anche il direttore della Scuola di Specializzazione, il professor Pietrantonio Ricci e i dottori Sacco e Raffaele. Il gruppo di ricerca è stato interdisciplinare ed ha visto coinvolti anche il Dipartimento di Scienze della Salute rappresentato dal dottor Ludovico Abenavoli ed il Dipartimento di Scienze Mediche e Chirurgiche, rappresentato dalla dottoressa Natalia Malara.

Lo studio, come altri nel recente passato, è pronto a salire su un aereo virtuale (visti i tempi) e varcare i confini nazionali, per essere diffuso al meeting dell’International Academy of Legal Medicine. L’appuntamento annuale, arrivato alla sua venticinquesima edizione, rappresenta uno dei più importanti meeting mondiali delle scienze forensi e si terrà dall’1 al 4 giugno a Ginevra.

A rappresentare l’Università Magna Graecia ed esporre lo studio ci sarà proprio la professoressa Aquila, che ha espresso al Quotidiano del Sud tutta la sua soddisfazione per l’approvazione di questo lavoro che si aggiunge al recente successo nel meeting annuale delle scienze forensi dell’AAFS di Houston.

«Ciò che ci ha mossi nell’intraprendere questo studio – ha spiegato – è stata la volontà di verificare l’impatto del covid sulla scena del crimine, che ha comportato sicuramente un cambiamento del sopralluogo giudiziario. La pandemia ha influito sulle scelte e sui trattamenti delle salme, non necessariamente covid. Nella prima fase dell’emergenza, durante il lockdown della scorsa primavera, c’era un’estrema cautela e precauzione. Due ingredienti che avevano fatto praticamente azzerare i sopralluoghi giudiziari mentre ora sono comunque sotto la media, dal momento che ne facciamo circa 3-4 al mese anziché 10, che era la media pre pandemica».

Ovviamente questo che si è determinato è un problema. Le scienze forensi possono dare infatti delle risposte ma non completamente rispetto a quella che è la percezione che si può avere dal vivo.

«Siamo stati sicuramente concordi con la scelta iniziale dell’autorità giudiziaria di limitare all’indispensabile i sopralluoghi – ha proseguito Aquila – ma questo ha inevitabilmente fatto venire meno l’analisi della scena del crimine. Ricordo che i sopralluoghi avvengono per tutte le morti violente o sofferte ed a lungo è stato sovvertito il classico standard che vede la scansione temporale di “analisi della scena-sopralluogo-rimozione”. È stato invece favorito un procedimento che ha visto “trasferimento del cadavere-analisi tampone-eventuale sopralluogo” e non sempre è avvenuto il sopralluogo finale in obitorio, visto che a volte c’erano casi di covid conclamati. Come abbiamo dimostrato con lo studio sulle autopsie, infatti, il covid persiste anche a lungo dopo il decesso».

Ma ecco che lo studio appronta un protocollo che, consente di gestire la scena del crimine anche in presenza di questi rischi. Isolamento e delimitazione della scena, due team di operatori protetti completamente da dispositivi, divisione dei compiti tra patologi, investigatori e scene manager (primo team) e operatori deputati al trasferimento delle tracce e del cadavere in obitorio (secondo team). Le procedure devono essere ovviamente rigide per vestizione e vestizione, così come ogni operatore deve rimanere all’interno dell’area delimitata per svolgere la sua attività.

Il dettagliato e rigido protocollo tenta di ristabilire una convivenza con il virus, che è forse la grande missione cui sono deputati tutti i settori della vita. Tutto sta cambiando e tutto necessita di capacità di adattamento, per evitare che si arrivi a snaturare eccessivamente ogni cosa. E di questo ne è convinta la professoressa Aquila che muove l’auspicio che i sopralluoghi tornino ad aumentare, pur assicurando totale sicurezza agli operatori e lancia una curiosità. Cosa accadrà con le riesumazioni? Sicuramente la Medicina Legale della Magna Graecia riuscirà nel tempo a dare una risposta anche a questo.

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