X
<
>

Il Comune di Nocera Terinese

Tempo di lettura 2 Minuti

NOCERA TERINESE (CATANZARO) – «Se oggi l’ex sindaco Gigliotti tenta di gettare fango sull’unico gruppo politico nemmeno sfiorato dall’inchiesta né dalla relazione prefettizia, vale a dire il nostro, e se cerca contemporaneamente di insinuare il sospetto che se la sua lista nel 2019 è stata “infiltrata” dalle cosche è accaduto a sua insaputa, ciò che emerge dalle carte di “Alibante” e dalla relazione del prefetto testimonia esattamente il contrario».

Lo afferma in una nota il Gruppo politico “Ripartiamo” che candidò a sindaco Rino Rocca,  in replica all’intervento della candidata a sindaco Fernanda Gigliotti, secondo la quale «la ’ndrangheta si sarebbe infiltrata nelle liste anche alle elezioni del 2016 quelle che ha visto il nostro gruppo politico e l’ex sindaco Gigliotti – prosegue la nota del Gruppo “Ripartiamo” – alleati e vittoriosi  e che, scrive Gigliotti, “il pesante clima di condizionamento io e il mio gruppo del ‘Paese che Vogliamo’ l’abbiamo subito sulla nostra pelle già quando venni eletta sindaco di Nocera nel 2016 e sfiduciata dagli alleati di governo solo dopo 19 mesi per aver detto i troppi no all’ufficio tecnico e a quello amministrativo”».

Ma per il Gruppo politico “Ripartiamo” «la nostra sfiducia al sindaco è derivata da motivazioni esclusivamente politiche e amministrative, nonché per la sua tendenza a favorire personaggi pieni di ombre e più che “chiacchierati”, è del tutto evidente che si tratti di un disperato tentativo per distogliere l’attenzione da quanto emerso prima dalle carte dell’inchiesta Alibante e poi dalla relazione prefettizia».

Viene, dunque, rimarcato quando emerge dall’inchiesta Alibante (che ha, di fatto, deteminato lo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, e cioè che «il Gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare ‘Alibante’, scrive che “dietro la candidatura di Fernanda Gigliotti vi era la regia occulta” di uno degli indagati (uno dei principali), tanto che, aggiunge il Gip, “l’attività di intercettazione consentiva di accertare numerosi colloqui tra l’indagato e la candidata alla carica di sindaco che dimostravano come quest’ultima fosse una semplice pedina nelle mani” dello stesso indagato».

E nella relazione prefettizia propedautica allo scioglimento, si legge che «per meglio comprendere la portata della metodologia infiltrativa messa a punto dalla cosca si pone in risalto la circostanza che, nel corso delle operazioni elettorali del 2019, anche la lista civica n.1 “Il paese che vogliamo”, soccombente all’esito dello scrutinio elettorale, era sotto il sostanziale controllo dei ‘OMISSIS’, esercitato attraverso un referente occulto, affiliato alla cosca ed identificato nell’imprenditore ‘OMISSIS’. Dagli accertamenti investigativi emerge difatti che l’obiettivo del ‘OMISSIS’, anch’egli raggiunto da misura cautelare restrittiva ex art. 416 bis c.p. il 3 maggio scorso, stretto sodale della cosca, sarebbe stato quello di disporre della macchina amministrativa dell’Ente locale, potendo agire direttamente anche sulla candidata a sindaco».

Un dato che, infatti, prende spunto dall’inchiesta “Alibante”.

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA