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Un seggio elettorale

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CATANZARO – In Calabria ci saranno cinque ballottaggi, così ordinati per numero di elettori: Reggio Calabria, Crotone, Castrovillari, San Giovanni in Fiore e Taurianova.

I sindaci uscenti sono tutti di centrosinistra. E il centrodestra medita il colpaccio, mettere le proprie bandierine sui rispettivi municipi. Tanto è vero che il presidente Jole Santelli, intervistata dai cronisti qualche settimana fa alla Cittadella, disse: «se finisce 3 a 2 è una vittoria, se finisce 4 a 1 è un cappotto, se finisce 5 a zero è uno strike».

Ma i ballottaggi per loro natura lasciano sempre un margine di incertezza, di imponderabilità, perché nel secondo round entrano in campo tanti altri fattori, come l’empatia, l’antipatia, gli sgambetti, persino le condizioni metereologiche possono influenzare o modificare le iniziali idee. In realtà la sfida di Reggio Calabria, a differenza delle altre piazze, è la sola che ha valenza nazionale.

Una medaglia da appuntare al petto di Matteo Salvini, ma anche di Giovanni Toti che ha “suggerito” il candidato Antonino Minicuci. Questo concorso di circostanze rende più febbrile l’attesa, svegliando interessi sopiti. Su entrambi i fronti.

Ma l’aspettativa ha il suo rovescio, nel caso il destino fosse avverso ai desiderata. E qui sorge la domanda: chi ci guadagna e chi ci perde in questi ballottaggi? Il centrodestra, vincendo, riceverebbe una conferma del loro trend nel Sud. Per il centrosinistra una sconfitta generalizzata sarebbe la ceralacca a una disfatta pietrificata. Poi c’è la via di mezzo, il pareggio che è troppo complicato e asimmetrico per essere pesato e raccontato. A fianco di questa congiuntura ci sono i rapporti all’interno del centrodestra.

Nell’ultima seduta del Consiglio regionale c’è stata una spaccatura all’interno della maggioranza. I forzisti hanno votato l’ordine del giorno del Pd per aderire al Mes in funzione pro-sanità. La destra meloniana e leghista si è astenuta. E, nonostante Tallini ed Esposito abbiano tentato di minimizzare la cosa, Fausto Orsomarso ha ricordato che mai politicamente il Mes passerà, né in Calabria né a Roma. Per completare l’imbarazzo nei rapporti interni alla maggioranza s’è messo di mezzo l’affaire Spirlì.

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