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La cittadella Regionale

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CATANZARO – La politica va di fretta anche quando sta ferma, anche quando c’è la buona creanza istituzionale e la pietas. Le abitudini creano equivoche interpretazioni, il cinismo fa il resto. E così, da lunedì, il circo inizierà a parlare del dopo Santelli anche se non tutti sono disposti a elaborare scorciatoie. Naturalmente tutti hanno presente la scansione delle tappe da percorrere. Ci sono passaggi obbligati che non si possono saltare. La prima domanda è la più ovvia: quando si andrà a votare per la dodicesima legislatura? Ci sono tante scuole di pensiero, dall’interpretazione delle leggi e dei regolamenti esistenti alla prassi del buon senso, dalle convenienze particolari alle congiunture temporali.

Nella legislazione regionale manca il termine entro cui indire le elezioni. Chiaramente questo non significa che non debbano tempestivamente ricostituirsi gli organi di governo regionale, altrimenti la sovranità popolare verrebbe meno. In assenza nella legislazione regionale di un termine entro il quale indire e celebrare le elezioni regionali, ci soccorrono le leggi statali, anche perché è proprio la legge Regionale della Calabria la n. 1/05 che prevede “per quanto non previsto dalle presenti disposizioni di legge si applicano le vigenti norme della legislazione statale”.

Quali sono queste norme? L’art. 8 co. 5 del D.P.R. n.570/1960 (testo unico delle leggi per la composizione e la elezione degli organi delle amministrazioni comunali), cui rinvia l’art. 1 co. 6 L.n.108/1968 (“Norme per la elezione dei Consigli regionali delle Regioni a statuto normale”) che, letto assieme all’art. 126 della Costituzione, prevede che in caso di morte/dimissioni/rimozione del Presidente della Giunta, il termine di tre mesi entro cui procedere all’indizione delle nuove elezioni del Consiglio e del Presidente della Giunta. Ma entro tre mesi deve essere pubblicato il decreto di indizione? Parrebbe di no. La sentenza 5 giugno 2003 n. 196 della Corte Costituzionale (pronunciandosi sulle elezioni regionali dell’Abbruzzo) ha interpretato l’espressione “indizione” nel senso che le elezioni abbiano luogo e non semplicemente siano indette entro tale lasso temporale.

Tutti gli schieramenti politici sono uguali ai nastri di partenza, ovvero non sono pronti perché nessuno poteva immaginare questa situazione a dir poco tragica. Salvo gli arancioni di Carlo Tansi incoraggiati dal risultato di Crotone, nessun movimento è attrezzato per ripartire. E per mille motivi. Quand’anche fosse chiaro il percorso giuridico, manca, nelle forze politiche che si conoscono e che operano in Calabria, l’esatta percezione di come muoversi. Anzitutto perché mancano gli organismi interni.

In Forza Italia, cui è stata assegnata la Calabria dai vertici del centrodestra, manca la direzione politica che deteneva la stessa Jole Santelli. Alla luce di quanto è accaduto, gli azzurri manterranno l’opzione iniziale oppure inizierà una nuova negoziazione? Questo è il punto di partenza per capire quello che verrà dopo. Il centrodestra era già minato dalla sconfitta di Reggio Calabria che ha creato una situazione asimmetrica dal momento che il candidato a sindaco era stato indicato dalla Lega. La quale Lega si trova, attraverso il vice presidente vicario, Nino Spirlì, a presiedere l’esecutivo. Che linea seguirà nel tempo che sarà concesso dagli eventi? Ma Spirlì agirà in autonomia oppure avrà un tutor collegiale?

La situazione del centrosinistra è speculare. L’operazione Callipo, siglata personalmente da Zingaretti, ha fatto la fine che tutti sanno. Ha, adesso, la forza e la credibilità di allargare il suo orizzonte? Il Pd è guidato da due commissari non calabresi che, con tutta evidenza, potrebbero essere tentati a conquistarsi prossime candidature per il Parlamento. D’altra parte, non essendoci organismi eletti, il Nazareno sarà costretto, ancora una volta, a ricorrere al mercato esterno per trovare un papa straniero. Questa volta i dem potrebbero agganciare i grillini che sono dilaniati al loro interno. Insomma, nessuno dei due schieramenti è messo bene, fatto salvo il tertium non datur. Ma di questi tempi neppure il terzo incomodo è da scartare. Sicché ci vuole tempo per metabolizzare la tempesta perfetta creata indirettamente dalla morte improvvisa della governatrice.

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