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La discarica di Lamezia Terme

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CATANZARO – Una lunga riunione alla Cittadella regionale. Poi l’occupazione della discarica di località Stretto a Lamezia, paventata (anzi, “minacciata”) ieri mattina dai sindaci della provincia di Catanzaro guidati da Sergio Abramo (LEGGI), almeno per il momento, è stata scongiurata. Anzi, domani pomeriggio, alle 15, è stata convocata una riunione con presenti le delegazioni degli Ato di tutte le province calabresi, per arrivare finalmente a una quadra sulla questione rifiuti.

Non è la prima volta che il presidente dell’Ato di Catanzaro, il sindaco Sergio Abramo, esprime tutta l’amarezza e la rabbia di una provincia che, nonostante stia raggiungendo risultati unici nell’intero Mezzogiorno per quel che concerne il ciclo rifiuti, si vede concretamente penalizzata dal fatto che le altre provincie calabresi si trovino nettamente indietro. Per non dire ferme al palo.

La spiegazione della “minaccia” dei sindaci catanzaresi è presto detta: la discarica di località Stretto, a Lamezia Terme quindi in uso all’Ato di Catanzaro, dietro disposizione regionale accoglie anche l’immondizia proveniente da Reggio Calabria e dal privato “Calabria Maceri”, saturando le vasche prima che gli stessi camion catanzaresi possano depositare gli scarti di lavorazione dell’impianto di Alli.

Quest’ultimo, che lavora l’immondizia differenziata proveniente dalle province di Catanzaro e Vibo, non potendo conferire a Lamezia gli scarti di lavorazione, si satura a sua volta, bloccando completamente il ciclo dei rifiuti e rischiando di mandare in tilt la raccolta in tutto il territorio catanzarese ma anche a Vibo (che usufruisce di Alli per la lavorazione del rifiuto, ma che poi spedisce fuori regione la sua parte degli scarti di lavorazione).

D’altronde, in questo puzzle s’interseca altresì il tassello della Multiservizi, la società lametina che gestisce la discarica e che, pare, stia facendo tornare puntualmente indietro, per ragioni “tecniche”, i camion provenienti dall’Ato catanzarese. Una beffa per Catanzaro, unica provincia del Meridione ad avere approvato il Piano d’Ambito e un’organizzazione tale da poter organizzarsi autonomamente per gestire l’intero ciclo del rifiuto.

«Se si esclude l’Ato di Catanzaro, gli altri Ambiti territoriali ottimali della Calabria sono rimasti fermi alla presentazione del Piano regionale rifiuti, cioè quel piano che in 18 mesi avrebbe dovuto risolvere ogni problema ma che, 6 mesi dopo la sua approvazione, è ancora lettera morta. Bisogna anche ricordare che quei territori non hanno mai individuato i siti per la realizzazione dei propri impianti, ma nemmeno la Regione, che li ha commissariati, ha fatto qualcosa di concreto» ha aggiunto Abramo ieri. Queste le premesse. Domani l’incontro fra gli Ato provinciali, che non si preannuncia per nulla morbido.

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