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SERSALE – Il “segreto meglio custodito d’Europa” si è trasformato nel terreno di scontro tra la comunità di Sersale, il Consiglio regionale della Calabria e la politica. Una guerra senza esclusione di colpi, in cui spuntano gestioni poco oculate, trasferimenti di denaro, vendette consumate sulla pelle di un territorio. Benvenuti nella Riserva naturale delle Valli Cupe, dove le bellezze di un posto straordinario hanno ceduto il passo alla battaglia politica e personale. Al centro della vicenda la legge approvata pochi giorni fa dal Consiglio regionale, con la quale la gestione della Riserva è passata dal Comune di Sersale a Legambiente. La proposta approvata in maniera trasversale è stata presentata dal consigliere regionale Domenico Tallini che, a pochi mesi dal voto, è riuscito a convincere persino i consiglieri regionali del Pd e del centrosinistra. Un vero e proprio record per la Calabria e per Palazzo Campanella.

Ed in un clima di veleni ed accuse reciproche, è stata l’Amministrazione comunale di Sersale ad esporre le proprie ragioni nel corso di una conferenza stampa tenuta ieri nel Centro di informazioni turistiche della cittadina presilana, alla presenza dei rappresentanti della Pro loco e della Cooperativa Segreti Mediterranei, che gestisce parte della Riserva, ma anche di tantissima gente. La legge regionale ha compattato l’intera comunità, con l’opposizione consiliare che ha annunciato battaglia, fino alla restituzione delle tessere elettorali.

Il presidente del Consiglio comunale, Carmine Capellupo, ha introdotto i lavori evidenziando «la necessità di difendere la nostra onestà e la nostra dignità», ma a tracciare il lungo quadro di una questione che appare disarmante è stato il sindaco Salvatore Torchia.

«Questa legge è illegittima e incostituzionale – ha detto il primo cittadino – per questo abbiamo già pronti una serie di ricorsi, fino alla volontà di interessare la Corte Costituzionale. Su questo Consiglio regionale pende un giudizio morale, oltre quello politico e paghiamo per avere compiuto il reato di lesa maestà». Un’accusa ben precisa, legata alla decisione del sindaco Torchia di sostenere Fratelli d’Italia e non Forza Italia alle ultime elezioni europee, scatenando l’ira di Tallini.

 «In Consiglio regionale abbiamo assistito ad un trasversalismo bieco», ha incalzato Torchia evidenziando le incongruenze contenute nella legge che «renderà ingestibile la nostra Riserva».

La relazione di Tallini in Consiglio regionale ha scatenato anche le reazioni della Pro loco, chiamata in causa per i contributi ottenuti dalla Riserva per varie iniziative: «La Pro loco è attiva da decenni sul territorio di Sersale – ha detto il presidente Alessandro Galeano – e sarà così anche per il futuro, ma siamo stati messi in mezzo da Tallini in maniera disinformata, senza sapere che era il direttore Carmine Lupia a chiedere di patrocinare le nostre iniziative».

Quello del direttore dimissionario della Riserva, Carmine Lupia, è un altro dei nomi finiti sul banco degli imputati durante la conferenza stampa. «Ci siamo sempre fidati di lui e delle sue scelte – ha detto l’assessore Franco Ardimentoso – e non abbiamo mai interferito con le sue decisioni, nonostante fossimo l’organo di gestione». Proprio la richiesta di spiegazioni su alcune spese avrebbe fatto scattare lo scontro tra Comune e direttore, seguito poi dalla proposta di legge di Tallini. Una vicenda con strascichi giudiziari sicuri, ma con temi ancora più “caldi”. Come nel caso emerso durante l’intervento di Enza Berlingò, rappresentante della cooperativa Segreti Mediterranei, che ha posto in risalto una gestione di fondi poco chiari, intascati senza alcuna pezza giustificativa da chi avrebbe avete un ruolo di primo piano. La gestione dei ticket da parte della stessa cooperativa, ripresa da Francesco Amato, i tanti interventi compiuti per valorizzare questo territorio, rischiano ora di diventare un ricordo, qualora dovessero saltare definitivamente gli equilibri. I “segreti” di questa terra sembrano ormai pronti per essere portati alla luce.

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