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CATANZARO – Catanzaro ospita la mostra “Mimmo Rotella e la storia dell’arte”, che rimarrà a disposizione del pubblico nel capoluogo calabrese fino al 30 agosto 2020. Un appuntamento importante per la città natale dell’artista, ospitata all’interno della Casa della memoria a lui dedicata. Quello che emerge è un gioco di specchi che l’artista fa con se stesso e con i grandi nomi dell’arte passati e presenti: da Michelangelo a Caravaggio, da Leonardo a Modigliani, Carrà, Picasso e De Chirico. L’esposizione, realizzata dalla Fondazione Mimmo Rotella e curata dal Mimmo Rotella institute, propone una selezione di 19 opere che sottolineano il legame tra l’artista e alcuni tra i principali interpreti della storia dell’arte. «L’importanza della mostra – ha affermato Antonella Soldaini, curatrice e direttrice del Rotella institute – è l’aspetto didattico. L’idea di vedere come Rotella si sia rapportato con la storia dell’arte e con i personaggi nel tempo. Dovrebbe essere una mostra proprio per tutte le scuole perché Rotella era molto interessato non solo a se stesso, ma anche al passato, a partire dall’arte classica per arrivare proprio ai suoi contemporanei. Quindi rappresenta un excursus attraverso i suoi lavori, dal décollages ai riporti fotografici, dagli artypos ai ready-made fino alle sovrapitture. Lui riattraversa secoli di storia dell’arte. Vede attraverso il suo lavoro quello che altri prima hanno fatto e lo reinterpreta attraverso il suo linguaggio». In un gioco di rimandi il percorso è capace di animare la curiosità dello spettatore, nell’esposizione, realizzata con il supporto di Mutua Sanitaria Cesare Pozzo e di sicura valenza didattica. Facilmente individuabili i temi della mostra: quello della bellezza femminile in “Modigliani” e nella Marylin, icona mediata dallo sguardo pop di Andy Warhol in «Senza titolo» e dall’autocitazione in “Come on”. Allo stesso modo il genio di Caravaggio è protagonista della sovrapittura “Madonna dei Miracoli o dei Pellegrini” e di “Quando arrivò Caravaggio”. La Gioconda di Leonardo è riletta attraverso Marcel Duchamp in chiave surrealista e dadaista nell’assemblage “Senza titolo” e nel collage “Senza titolo”. Il confronto con la generazione della Transavanguardia e del Graffitismo sta alla base di “Folletto” e “La mostra” di Sandro Chia. «La scelta di esporre per un così lungo tempo opere diverse dalla permanente – ha sostenuto ancora Soldaini – nasce dall’esigenza di rendere sempre più vitale questo spazio alternando alla collezione, cui tutti sono abituati, altre opere del maestro. L’ultima sala è molto interessante perché Rotella si confronta con i suoi contemporanei, quindi troviamo un décollage realizzato staccando il manifesto di una mostra di Sandro Chia, proprio un suo contemporaneo, e il riferimento alla Merylin di Andy Warhol».