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Da sinistra don Maurizio Aloise e don Fortunato Morrone

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CATANZARO – Dall’est all’ovest, dal nord al sud della Calabria: è un’intera regione in festa. Le campane di quattro diocesi ieri, alle ore 12, hanno suonato a giubilo nei diversi punti cardinali. Due nuovi vescovi per la nostra regione, entrambi espressione del clero calabrese. Due diocesi che offrono e altre due diocesi che accolgono, in un ordito di emozioni e sentimenti di gratitudine.

Dall’arcidiocesi di Crotone-Santa Severina don Fortunato Morrone è eletto arcivescovo metropolita di Reggio Calabria-Bova, quale successore di mons. Giuseppe Fiorini Morosini, che lascia il governo pastorale per raggiunti limiti d’età. Dall’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace don Maurizio Aloise è chiamato a guidare l’arcidiocesi di Rossano-Cariati, succedendo a mons. Giuseppe Satriano che, nello scorso mese di ottobre, è stato nominato arcivescovo di Bari.

È significativo che la Santa Sede abbia scelto di annunciare ufficialmente le due nomine nello stesso giorno, dandone contemporanea notizia sul Bollettino della Sala Stampa vaticana. Certamente, si tratta di un segno evidente della sollecitudine e dell’attenzione di Papa Francesco nei confronti della Chiesa calabrese. La decisione del Pontefice di nominare due vescovi di questa regione indica fiducia in un clero maturo, unito e responsabile. E, ancor di più, rappresenta l’occasione per riflettere, pure in vista del prossimo Convegno ecclesiale regionale, sulla necessità che le diocesi della nostra regione continuino a camminare insieme, valorizzando il principio della collegialità episcopale, attuando scelte pastorali condivise.

Ciò grazie all’impegno che in questa direzione sta portando avanti l’arcivescovo Vincenzo Bertolone, presidente della Conferenza Episcopale Calabra. Quelle di don Morrone e di don Aloise sono due nomine che devono essere interpretate insieme nel contesto della Chiesa regionale, pur nella singolarità dei loro servizi ecclesiali. Don Morrone, classe 1958, originario di Isola Capo Rizzuto (Crotone), ordinato sacerdote nel 1983, è attualmente parroco di San Leonardo di Cutro e ordinario di Teologia sistematica all’Istituto Teologico Calabro “San Pio X” di Catanzaro.

Don Aloise, classe 1969, originario di Squillace (Catanzaro), ordinato sacerdote nel 1995, è pro-vicario generale dell’arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace, presidente di Fondazione Betania e rettore del Santuario mariano di Torre di Ruggiero. Ricerche, in particolare, sull’escatologia e sulle “realtà ultime”, quelle di don Morrone; un’attenzione del tutto specifica verso mariologia e la figura di Cassiodoro, quella di don Aloise. Ma tutti e due inseriti in significativi contesti di storie ecclesiali intense per tradizione, per spiritualità, per formazione.

Don Morrone è strettamente legato alla “sua” Isola Capo Rizzuto, con una scelta vocazionale maturata grazie ai genitori e allo zio prete, mons. Giuseppe Morrone, insieme a due amici di gioventù “isolani”, che con lui hanno condiviso tanta strada: mons. Antonio Staglianò, dal 2009 vescovo di Noto, e mons. Giuseppe Caiazzo, dal 2016 vescovo di Matera. Don Aloise è espressione del territorio dell’antica diocesi di Squillace (nel 1986 fusa con quella di Catanzaro nell’unica circoscrizione ecclesiastica di Catanzaro-Squillace), che ha donato alla Chiesa luminose testimonianze episcopali: mons. Giacinto Maria Barberi (1806-1888), originario di Squillace, vescovo di Nicastro; mons. Bruno Pelaia (1903-1974), originario di Serra San Bruno, vescovo di Tricarico; e mons. Domenico Battaglia, originario di Satriano, da febbraio arcivescovo metropolita di Napoli, dopo essere stato per quattro anni vescovo di Cerreto Sannita-Telese-Sant’Agata de’ Goti.

Queste due nomine danno conto delle reciprocità tra le Chiese calabresi, in un vicendevole scambio di doni. Infatti, l’arcidiocesi di Crotone ha avuto come vescovo, dal 1986 al 1998, mons. Giuseppe Agostino, proveniente da Reggio Calabria; mentre l’arcidiocesi di Catanzaro-Squillace è stata guidata dal 1980 al 2003, da mons. Antonio Cantisani, che era stato vescovo di Rossano, e, dal 2003 al 2011, da mons. Antonio Ciliberti, proveniente dal clero di quella stessa diocesi. Come si vede, nelle nomine di don Morrone e don Aloise ci sono testimoni, date, eventi, ovvero gran parte vicende storiche della Chiesa di Calabria, dal diciottesimo secolo ai nostri giorni. Don Fortunato e don Maurizio sono entrambi preti alla maniera di papa Francesco, con l’odore delle “pecore”, perché innanzitutto pastori. Una vocazione, in altre parole, la loro, interamente consumata tra la gente. “Vengo tra voi come vostro fratello nella comune fede e, come vostro pastore nel nome del Signore”, scrive don Morrone alla diocesi di Reggio-Calabria-Bova. “Sarò per voi vescovo, con voi fratello”, afferma don Aloise nel messaggio indirizzato ai presbiteri, alle persone di vita consacrata e ai fedeli di Rossano-Cariati. Una singolare sintonia in queste lettere. Due pastori miti, saggi e buoni. Due stili ecclesiali complementari. Due vescovi che arricchiscono la Chiesa calabrese. Dalla predicazione apostolica di San Paolo a Reggio Calabria al Codex purpureo custodito a Rossano, è una storia ecclesiale che continua.

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