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Peppino Leo

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PEPPINO Leo tesse un filo che non esiste e nelle sue mani callose c’è la sapienza secolare dei maestri della sartoria – di Soveria Mannelli e di tutta la Calabria.

Sono tre minuti di silenzio ed eleganza e di pura magia, quelli pubblicati sui social (GUARDA IL VIDEO IN FONDO ALL’ARTICOLO) da Emilio Salvatore Leo, proprietario dell’omonimo Lanificio e figlio di Peppino, venuto a mancare il 9 agosto.

Gesti che rimandano a momenti e movimenti sedimentati in anni e anni di attività, il tempo necessario per fare del Lanificio Leo nel cuore del Reventino un marchio con le radici ben piantate nella storia ma con una proiezione e una visione innovative, binomio che ne fa uno dei casi di scuola della Calabria che cerca di riscattarsi.

Peppino è un balsamo nell’estate delle notizie che avvelenano, con il brutto che ci assedia nel paesaggio di mari sporchi e coste violentate, nell’arroganza della sopraffazione in spiaggia (il Covid non doveva renderci migliori? LEGGI LE STORIE DI PAOLA E TORTORA): il sarto con il filo invisibile è, pure nella tristezza della perdita, la vittoria della Bellezza eterna contro la violenza e l’incuria.

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