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Human Savage

Tempo di lettura 4 Minuti

BOTRICELLO (CATANZARO) – Il nome d’arte è Human Savage. Il vero nome è Emanuele Russomanno, lui ha 19 anni e un sogno: quello di diventare trapper ed esibirsi un giorno a San Siro, con lo stadio pieno di gente che intona le sue canzoni. Human Savage, vive a Copiano, in provincia di Pavia, ma è originario di Botricello. Manu, come lo chiamano gli amici, sta lavorando duramente per inseguire i suoi sogni e negli ultimi due anni ha già rilasciato quattro singoli: “Soldi sporchi”, “Fam”, “Ambizione” e lo scorso 18 giugno “Fluss”, di cui da qualche giorno è possibile visionare il video su Youtube. Il suo lavoro è disponibile anche sulla piattaforma musicale Spotify, dove sta riscuotendo molto successo come dimostrano i 43.000 ascolti per la canzone “Fluss”.

«Ho tanti progetti in cantiere, lavoro per inseguire il mio sogno e sono orgoglioso di essere calabrese e di avere origini botricellesi. La Calabria è una delle cose più belle che posso avere» racconta Humang Savage in un’intervista al Quotidiano nella quale illustra sogni, progetti e ambizioni.

Come è nata la passione per la musica?

«Sin da piccolo ho sempre avuto la predilezione per il mondo della musica: già da bambino suonavo la chitarra e mi piaceva ascoltare ogni genere musicale. Tutto è nato quando ho conosciuto due miei amici che mi hanno convinto e mi hanno spinto a “buttarmi” dentro. All’inizio, devo confessarlo, non ero convinto delle mie capacità ed ero molto insicuro. Tutto è cambiato quando, intorno ai 16 anni, ho avuto la possibilità di incontrare Sfera Ebbasta durante l’evento promozionale che si è svolto alla Mondadori di Milano in occasione della firma copie per l’album “Rockstar”: scrivevo testi già da 14 anni ma non avevo mai inciso una canzone. Ho avuto l’occasione di dirgli: voglio fare musica. Lui mi ha detto “Se vuoi una cosa, non ci sono scuse”. Quelle parole sono state importanti perché, appena tornato a casa, ho iniziato a comporre una nuova canzone. Giorno dopo giorno ho iniziato a coltivare il mio sogno».

Quali sono i tuoi idoli musicali e i cantanti a cui ti ispiri di più?

«Il mio idolo più grande, nemmeno a dirlo, è Sfera Ebbasta: dal 2016 ha aperto la porta a tantissimi artisti; prima di lui il genere trap era poco conosciuto. C’erano le quattro regole da seguire e con Sfera Ebbasta è cambiato tutto: ha dato lui le carte in tavola. Come modello mi ispiro anche alla Dark Polo, mentre se guardo all’America gli idoli musicali sono Lil Baby, Migos e, in parte, anche Drake».

Perchè hai scelto il genere trap?

«È il genere che mi appartiene di più anche per quello che ho vissuto e per le situazioni che ho attraversato nel corso della mia vita. Non vivo nel lusso, né nella povertà: i miei genitori mi hanno fatto sempre capire che i soldi non cadono dal cielo e che, nella vita, bisogna lavorare e rimboccarsi le maniche».

Qual è il messaggio che vuoi mandare con le tue canzoni?

«Il messaggio è semplice e diretto: se vuoi una cosa, te la puoi prendere anche se arrivi dal nulla, anche se parti dalle piccole cose puoi diventare grande quanto vuoi. Molti dicono che nelle mie canzoni inserisco parole a caso, però, proprio questo fa capire alle persone che non è così. In una canzone dico “lacrimo sangue dagli occhi“, “inseguo solo i miei sogni”: anche se ricevo critiche, anche se piango, io continuo a lavorare duramente per fare in modo che il mio sogno possa diventare realtà. Voglio trasmettere determinazione, anche per questo motivo ho scritto un pezzo che si chiama “Ambizione”, perché se credi in un sogno devi continuare a correre, a inseguirlo e non farlo mai scappare. C’è una legge chiamata legge dell’attrazione che se tu continui a sognare, giorno per giorno, ora per ora, quella cosa la otterrai magari non al 100% ma al 90%. Voglio che la gente si diverta ad ascoltare i miei pezzi ed è importante variare, però, ai ragazzi voglio dire: non smettete mai di lottare, non arrendetevi e continuate sempre a inseguire i vostri sogni e le vostre passioni».

Perchè ai giovani piace tanto il Trap?

«A parer mio piace perché è la nuova moda e le persone seguono molto quella che è la tendenza del momento. La maggior parte dei ragazzi, inoltre, ne condivide gli argomenti: in molti sono cresciuti con questo nuovo genere».

Quali sono i progetti in cantiere?

«Abbiamo tanti progetti in cantiere: tanti featuring, tante produzioni importanti che, almeno per il momento, non posso svelare. Stiamo lavorando con il mio team, con Matteo Miraldi in arte “Nem”, il mio grafico Christian Ferrari che ho conosciuto da pochi mesi, Loko Frame e lo “Sharks studio” (dove registro i miei brani), Marco Gerla, in arte Emme attitude e poi c’è Lorenzo Mercurio, in arte Lorenzo Merk. Grazie a loro stiamo progettando cose molto grandi. Stiamo pensando di iniziare a fare un E.P. Solo chi vivrà saprà».

Qual è il sogno che vorresti realizzare?

«Il mio sogno più grande, inutile dirlo, è salire sul palco e vedere tutta la folla, magari in uno stadio come San Siro, cantare le mie canzoni a squarciagola. Questo è ciò che ogni artista sogna di fare. Non mi pongo limiti: quello è il traguardo che voglio raggiungere. Il segreto del successo è non porsi limiti: chi si pone limiti è finito».

Il tuo legame con la Calabria?

«È un argomento di cui mi piace molto parlare. È la cosa più bella che posso avere: è la mia terra, la mia famiglia, il mio sangue. Per me è tutto. Qui sono cresciuto, qui ho giocato a calcetto con i miei cugini. La Calabria è vita. Il posto dove sono cresciuto è Botricello. Ho un legame bellissimo e, ogni estate, scendo nel mio paese per trascorrere le vacanze. La Calabria per me è vita: è tutto quello che ho. Amo molto parlarne perché mi fa stare molto, molto bene».

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