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«Il ricordo di Denis vive grazie agli ultras del Cosenza, li porterò sempre nel mio cuore. Col tempo sono riusciti a coinvolgere anche tanta altra gente e adesso anche la città lo ricorda. È un gran successo». Queste le parole della sorella di Denis, Donata Bergamini, il calciatore rossoblù morto in circostanze ancora non chiare, il 18 novembre 1989 a Roseto Capo Spulico, investito da un camion. La sorella di Bergamini, Donata, è tornata oggi a Cosenza, una città alla quale è ormai legata indissolubilmente, per partecipare al «Bergamini day», una giornata di riflessione e di ricordo che la città ha voluto tributare al calciatore rossoblu di origini ferraresi.

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La giornata è servita a Donata per ricordare il fratello, ma anche per rilanciare l’attività dell’associazione che ha costituito da alcuni mesi, «Verità per Denis», per aiutare tutti coloro che sono stati vittime di ingiustizie. I Bergamini non hanno mai creduto alla tesi del suicidio sostenuta dall’inchiesta ufficiale e adesso puntano a fare riaprire le indagini, convinti come sono che Denis fu ucciso. Di questo, però, Donata Bergamini preferisce non parlare: «Stiamo lavorando per la riapertura dell’inchiesta – spiega – ma non credo sia il caso di entrare nei dettagli». La sorella di Denis, che in mattinata ha partecipato a due trasmissioni su Radio Ciroma di Cosenza e Radio Libera Bisignano, preferisce parlare d’altro, a cominciare dal rapporto con Cosenza. «I tifosi – dice – ci hanno sempre ricordato. Hanno costituito un gruppo e ci sono stati vicini. Col loro lavoro costante ed il continuo tam tam hanno coinvolto tante altre persone e adesso posso dire che Cosenza e la Calabria mi danno un duplice sostegno: nel ricordo di Denis e nel non far spegnere i riflettori sulla sua morte».

Donata parla anche dell’associazione che ha costituito: «All’inizio – spiega – eravamo in sette nel direttivo. Adesso abbiamo 120 soci, il 70% dei quali sono ragazzi giovani, con inventiva. Vogliamo lavorare sui casi di ingiustizia e stare vicino alle famiglie che l’hanno subita. per far ciò puntiamo ad una raccolta fondi che ci consenta di sostenere queste famiglie. In questi casi, infatti, oltre alla perdita di una persona cara c’è da sostenere delle spese che spesso sono molto elevate». L’associazione, comunque, al momento si sta occupando della vicenda di Denis: «Vogliamo fare le cose per bene – dice Donata – tenendo i piedi per terra. Per questo intendiamo seguire solo un caso alla volta. Chiarita questa vicenda valuteremo su quale altro caso prendere in considerazione». Donata Bergamini rivolge poi un messaggio ai giovani: «l’impegno sportivo deve essere costante.

L’attività di calciatore deve essere considerata come un lavoro, da coltivare negli anni. Denis non ha mai mancato ad un appuntamento. L’unico ritiro cui non si è presentato è stato quello del 18 novembre 1989. Perchè quel giorno è morto». Tra i temi affrontati da Donata Bergamini anche quello della tessera del tifoso: «Mi fa male vedere che con la tessera del tifoso gli stadi si sono svuotati. Lo stadio è un momento di aggregazione». «Ricordo che quando venivo a Cosenza a vedere Denis – ha detto Donata – era bellissimo vedere le bandiere, i colori, le famiglie unite allo stadio. Si trascorrevano due ore di gioia e vedevi la felicità dei bambini. Adesso, invece, è brutto vedere tutti questi stadi vuoti. Speriamo che tornino i tempi in cui si può andare a vedere la partita tutti insieme». La sorella di Denis, stamani, ha partecipato a due trasmissioni radiofoniche a Radio Ciroma di Cosenza e a Radio Libera Bisignano. Alle 18 parteciperà ad un dibattito nel salone del Comune di Cosenza. La giornata si concluderà stasera con uno spettacolo al teatro Morelli che si svilupperà sotto il segno dell’aggregazione e della raccolta fondi per aiutare l’associazione «Verità per Denis», costituita dai familiari di Bergamini ed alla quale hanno aderito 120 soci di varie parti d’Italia.

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