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Ci sono dei posti a Cosenza che neppure gli “esperti” di cose cosentine conoscono bene; una di queste è la piccola chiesetta dell’Ecce Homo a Portapiana. Per iniziare a fare un giro in questi luoghi sconosciuti o dimenticati ho chiesto “aiuto” ad Alessandra Carelli, storica dell’arte, che durante la Settimana della cultura calabrese a Camigliatello Silano ne ha parlato con competenza e passione.
 
«Il quartiere di Portapiana, nei pressi del castello conserva importanti strutture ecclesiastiche: la chiesa di San Giovanni Battista, il convento dei Cappuccini con la chiesa annessa dedicata all’Immacolata Concezione (il famoso ricovero per vecchi Umberto I); appena fuori le mura  il convento e la chiesa di Santa Maria delle Grazie o Sanità, tra questi anche la piccola chiesetta dedicata all’Ecce Homo che nonostante la disattenzione di molti e l’assenza quasi totale di documenti viene comunque sottoposta a vincolo in quanto ritenuto edificio di particolare interesse storico-artistico. Dalle dimensioni molto ridotte ma ben proporzionate, evidenzia una committenza e/o maestranza particolarmente attenta a precise simbologie legate alla passione di Gesù Cristo ed al percorso spirituale dei pellegrini.
La chiesa dell’Ecce Homo è un bene privato, non ci sono documenti e sembra quasi non esistere neanche nella conoscenza popolare se non quella del quartiere di appartenenza, solo da un attento esame della Carta Angelica, datata 1584, troviamo un riscontro e vediamo come nelle vicinanze del Convento di Santa Maria della Sanità, a sinistra tra le case si distingue una piccola cappella situata proprio dove oggi si colloca il manufatto, ovviamente per chi si affida alla sola lettura della legenda per un’identificazione certa, sicuramente non troverà soddisfazione, infatti non viene citata.
Oggi la piccola chiesa rappresenta un esempio di quella cultura artistica locale che operava tra il XVIII e il XIX secolo e che riusciva a tradurre tutti quegli stili “ufficiali” che segnavano l’arte italiana e non, in un linguaggio locale caratterizzante, ma al suo interno e proprio nell’oggetto di culto principale cioè un affresco rappresentante l’Ecce Homo custodisce l’unica traccia della sua vita precedente, l’affresco databile XVI sec. Va a confermare che la cappella presente sulla Carta Angelica ma non citata sulla legenda è proprio quella dell’Ecce Homo. Ma perché studiare le piccole cappelle sconosciute? Perché la  storia di una città non si può scrivere esclusivamente  attraverso lo studio delle grandi opere, la storia e la conoscenza di un luogo è anche studio della sua civiltà, si può ricomporre lo schema solo se si prendono in considerazione tutti i tasselli che lo vanno a comporre, la storia viene scritta sempre da grandi uomini ma spesso le vere svolte storiche sono ad opera dei piccoli, lo stesso vale anche per i beni artistici ci sono le grandi importanti e prestigiose cattedrali, ma poi spesso la pietà popolare, la vera storia della città ed i veri personaggi vivono proprio nelle pareti delle  piccole chiese che al loro interno ancora ci stupiscono svelandoci piccoli capolavori».
 
Attualmente la chiesetta è pericolante, transennata…la foto mostra l’interno della cappella.
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