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Mentre su facebook si accendono le discussioni a favore e contro il progettato Museo di Alarico da realizzarsi nel sito del Jolly Hotel (quando verrà abbattuto), un gruppo di giovani appassionati ha dato vita a Cosenza al Museo Interattivo di Archeologia Informatica (MIAI). Di questa tipologia di museo ne esistono solo due in Italia, a Palazzolo Acreide in provincia di Siracusa e quello di Cosenza…, quindi un unicum.
Gli archeologi informatici cosentini non hanno perso tempo e sono riusciti in questi 12 anni di attività (l’Associazione culturale “Verde Binario” che gestisce il Museo è stata costituita nel dicembre 2002) a recuperare un migliaio di reperti (computer di interesse storico, consolle di giochi, manuali, libri, riviste, software e giochi originali) che ora si mostrano funzionanti e desiderosi di farsi ammirare dai visitatori nella sede del Museo ubicato in un magazzino di Via Vittorio Accattatis, 4 (a Serra Spiga). Ogni sabato pomeriggio dalle 16 alle 19 i soci di Verde Binario sono disponibili per visite guidate tra videogiochi di ieri ed i primi sistemici informatici usati ad Arcavacata dal Centro di Calcolo.
Ma come riescono a sopravvivere, pagando un canone di affitto, i nostri archeologi informatici? Autotassandosi e chiedendo un contributo di 3 euro per le visite guidate. Naturalmente hanno idee molto chiare su cosa vogliono fare, ma le istituzioni, purtroppo, anche in questo settore dei “musei insoliti” vedono solo il proprio naso. Eppure anche in città ci sono strutture (ex scuole: Media di via Motta di fronte le Cappuccinelle, Materna “Rita Pisani” di Serra Spiga, solo per citarne due…) chiuse con le porte murate che attendono di essere riutilizzate. I musei insoliti come quello dell’Archeologia informatica di Cosenza potrebbero essere un veicolo per indicare una nuova direttrice: il futuro.
Per contattare i responsabili del Museo nel caso vogliate donare i vostri vecchi computer: [email protected]; oppure 334.1866954.

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