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COSENZA – «Se non c’è il collaudo statico siete pazzi. Lui è pazzo se ha aperto la piazza». Il dirigente regionale Luigi Zinno incalza così Francesco Tucci, direttore dei lavori dell’opera pubblica cosentina appena inaugurata. È il 18 dicembre 2016, ventiquattr’ore prima migliaia di persone hanno affollato piazza Bilotti malgrado i collaudi di rito sulla tenuta della struttura – tre livelli di cui due sotterranei – non siano stati eseguiti.

L’argomento è tema oggi di un’inchiesta della Dda di Catanzaro che, dopo aver sequestrato l’area in questione (LEGGI) ha notificato dieci avvisi di garanzia per falso in atto pubblico ad altrettante persone, tra cui il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto. È a lui che Zinno sembra attribuire la responsabilità del caso, anche se Tucci si mostra di diverso avviso: «No, sono pazzo io che gliel’ho fatta aprire». I due ingegneri non lo sanno, ma sono entrambi intercettati nell’ambito di dell’indagine che di lì a poco accenderà i riflettori sugli appalti allegri assegnati a Giorgio Ottavio Barbieri, il costruttore di piazza Bilotti sostituito in corso d’opera perché travolto prima dai debiti e poi dalle inchieste giudiziarie.

Davanti all’amico, dunque, Tucci sembra quasi assumersi la responsabilità storica di quella decisione, ma Zinno tenta di sollevarlo da quel peso. «Ma guarda che tu non gliela potevi far aprire» gli spiega, facendo anche riferimento alla normativa in materia. È accaduto, invece, che per aggirare l’ostacolo dei mancati collaudi, lo stesso Tucci abbia sottoscritto in questura un verbale di consegna anticipata dell’infrastruttura, procedura che può essere adottata solo in presenza di taluni requisiti: uno di questi è l’avvenuta esecuzione del collaudo statico, il problema è che non c’è neanche quello. «E se non c’è il collaudo statico siete pazzi» ribadisce Zinno. Il problema riguarda soprattutto la copertura del museo ubicato al livello inferiore della piazza. La sua copertura è sorretta da tre travi d’acciaio lunghe ventuno metri sulle quali, però, insistono numerosi problemi: bulloni allentati, crateri determinati dalle saldature fra gli altri.

Nella dichiarazione sottoscritta davanti al questore, Tucci ha messo nero su bianco un passaggio poco rassicurante: in quel punto critico della piazza non bisogna saltare, ballare, creare fenomeni dinamici che possano mettere in crisi la resistenza delle travi. «Hanno accettato» spiega l’ingegnere al collega. «Hanno accettato? – replica Zinno incredulo – Ma questa è una responsabilità quanto una casa, ma come cazzo fate?».

Tucci rispolvera quella è che ormai è la parola magica della loro conversazione. «Perché quello è pazzo», ma a quel punto il suo interlocutore lo ammonisce: «Sei pazzo tu». Tucci serra le fila del discorso, e un po’ come in confessionale realizza: «Ho fatto una forzatura». La conversazione volge al termine. Zinno lo mette in guardia dal rischio di incappare in qualche denuncia, possibilità a suo avviso molto concreta, poi anche per Zinno è tempo di considerazioni finali: «Ma è pazzesco», esclama. E a questo punto, diciamo che si era capito perfettamente.

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