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Il collaboratore di giustizia Adolfo Foggetti

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COSENZA – Una canzoncina che inneggia a Pablo Escobar come sottofondo musicale, lui che smazza banconote da cinquanta euro a volontà e, gran finale, estrae una pistola giocattolo dalla cintola puntandola contro la telecamera. È il video surreale pubblicato nei mesi scorsi sul social network “Tik Tok” da Adolfo Foggetti; una bravata che gli è costata carissimo.

Il pentito, infatti, stava scontando una vecchia condanna in detenzione domiciliare, ma la sua prodezza in internet è stata interpretata come una violazione della misura cautelare a cui era sottoposto. La stessa è stata dunque inasprita, circostanza che ha comportato il suo ritorno in carcere.

Foggetti non è nuovo a prodezze di questo tipo visto che, già in passato, si era distinto per l’uso disinvolto dei social, pubblicando fotografie che lo immortalavano nella località protetta in cui risiede. Una di queste in particolare, lo ritraeva assiso su un trono e con in testa una corona. Immagini poi ritirate dalla circolazione proprio come il video incriminato che, purtroppo per lui però, non è sfuggito agli inquirenti.

Collabora con la giustizia dal dicembre del 2014, un percorso da lui avviato presentando un biglietto da visita di pregio: le indicazioni utili per far ritrovare una vittima di lupara bianca. Parliamo, ovviamente, di Luca Bruni, mezzo parente di Adolfo, ma soprattutto amico fidato almeno fino alla data del gran tradimento: il 3 gennaio del 2012.

Quel giorno, infatti, il giovane erede della famiglia “Bella bella” – clan al quale all’epoca faceva riferimento Foggetti – fu attirato in un trappola mortale: un finto summit in una campagna di Saporito, al quale avrebbero dovuto partecipare gli allora latitanti Ettore Lanzino e Franco Presta. Quel luogo si rivelò invece la sua tomba.

All’esecuzione prese parte lo stesso Foggetti. E fu proprio lui, due anni più tardi, a portare i carabinieri sul luogo della sepoltura, svelando le ragioni di quell’omicidio. Bella bella, infatti, aveva appena ereditato il titolo di padrino dal defunto fratello Michele Bruni, ma ignorava che i vecchi alleati – e persino gli amici più intimi – avevano deciso ormai di sbarazzarsi di lui e della sua famiglia.

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