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COSENZA – Un altro “pezzo da novanta” dell’élite della ’ndrangheta reggina è stato pizzicato, qualche tempo fa, nel territorio tirrenico compreso tra i Comuni di Amantea e Belmonte Calabro, ma la notizia è stata tenuta segreta per non compromettere indagini antimafia.

Il Quotidiano del Sud è venuto in possesso delle carte che, ancora una volta, confermano l’asse criminale tra le famiglie di ‘ndrangheta dell’hinterland amanteano e le potenti cosche di Reggio Calabria e provincia.

L’uomo sorpreso a spasso sul Tirreno è un sorvegliato speciale di Pubblica sicurezza con divieto di allontanamento dal suo paese, schedato come un affiliato di peso della cosca Pelle di San Luca, considerato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro quale “referente” della cosca Bellocco di Rosarno.

Si tratta di un “pezzo da novanta”, dunque, pizzicato nel ridente borgo dell’hinterland amanteano assieme ad un altro pregiudicato, attenzionato anche quest’ultimo dalle Forze dell’ordine. Il mammasantissima della ‘ndrina di San Luca è stato peraltro condannato, in passato, per avere fatto parte, con ruolo apicale, di una associazione mafiosa sino al 2014, e sottoposto, con decreto del 16 ottobre 2014, alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale per la durata di quattro anni.

Ancora oggi, come emerge dagli atti, a carico del presunto ‘ndranghetista è in vigore la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per il periodo di quattro anni. Le forze dell’ordine, pertanto, si sono chieste: cosa ci faceva, in questo territorio, un “uomo d’onore” di questo calibro? Perché ha incontrato pregiudicati in questo territorio?

Un territorio, quello amanteano, dove le famiglia di ‘ndrangheta ci sono e sono ancora forti, e dove già alcuni anni addietro organizzarono e gestirono la latitanza di Giovanni Amoroso, in quel tempo considerato contabile ed organizzatore di un ingente traffico di droga tra l’amanteano e la zona di Reggio. Amoroso, collegato con la storica cosca mafiosa dei “Pesce” di Rosarno e depositario di pistole di grosso calibro e munizioni del sodalizio, venne poi arrestato dai Carabinieri, a pochi giorni di distanza dal duplice tentato omicidio a danno di due militari dell’Arma.

Solo pochi mesi addietro, infine, si ricorderà quel blitz dei Cacciatori di Vibo Valentia operato in un residence di Amantea, in cerca, forse, di un latitante eccellente: Matteo Messina Denaro?

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