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COSENZA – Un vero e proprio impero quello sequestratto dalla Guardia di Finanza di Cosenza all’imprenditore Cosentino Antonio Ioele, di 43 anni, e di alcuni suoi familiari.. Beni mobili ed immobili riconducibili ad un una vera e propria holding finanziaria con interessi in vari settori facente capo al noto imprenditore cosentino accusato di una serie di reati di carattere economico e finanziario.

Il sequestro è stato fatto in esecuzione di un provvedimento emesso dalla sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Cosenza su richiesta della Procura della Repubblica, diretta da Mario Spagnuolo. Nel caso specifico, secondo quanto si è appreso, è stata applicata la normativa antimafia nella parte in cui consente il sequestro di beni anche per reati di natura economica e finanziaria. «Si è trattato di un’indagine molto complessa ed impegnativa – ha chiarito Spagnuolo – mirata a contrastare il crimine economico, alla quale siamo arrivati grazie al lavoro della guardia di finanza e, in particolare, del nucleo di polizia tributaria. Continueremo a lavorare su questo filone, perché c’è uno spazio di illecito economico che va colpito per evitare che la mela marcia, guasti la mela buona». 

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In particolare, il sequestro ha riguardato beni formalmente intestati a quattro soggetti ritenuti «socialmente pericolosi per ripetuta evasione fiscale realizzata attraverso la gestione di società operanti nel settore del commercio di autoveicoli e immobiliare», ma in realtà l’intero impero economico viene attribuito all’imprenditore Ioele. «Ventidue milioni di euro – ha aggiunto il procuratore Spagnuolo – rappresentano il frutto una politica di investimenti realizzata anche attraverso una capacità imprenditoriale, svolta però in palese violazione della normativa fiscale, tributaria e fallimentare».

Le Fiamme Gialle calabresi del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cosenza hanno proceduto ad una articolata e complessa attività di accertamento «che ha consentito – spiegano i finanzieri – di applicare a diversi soggetti ritenuti, fiscalmente pericolosi in quanto dediti, nel tempo, alla commissione di una pluralità di reati fiscali, societari e fallimentari, le norme previste nel Codice Antimafia, per il contrasto ai reati di criminalità organizzata. In particolare, il soggetto principale destinatario della misura di prevenzione si è reso responsabile dei reati di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte nonché bancarotta fraudolenta per aver sottratto illecitamente al fisco i proventi destinati alla tassazione, reimpiegandoli nella realizzazione di altre attività commerciali facenti capo ai sodali ovvero investendoli nell’acquisto di beni immobiliari riconducibili al cospicuo patrimonio del medesimo».

Nello specifico, gli accertamenti patrimoniali «sono stati avviati a seguito di una preliminare analisi di rischio effettuate in sede centrale dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza (Scico) e sviluppata dai Finanzieri del capoluogo Bruzio. Partendo dall’esame dei plurimi reati fiscali, fallimentari e societari commessi e già oggetto di indagini e culminate nell’anno 2016 con l’arresto e la condanna alla pena di anni tre di reclusione del principale soggetto responsabile, i finanzieri hanno operato una puntuale ricostruzione dei redditi e delle disponibilità economico-finanziarie maturati in un arco temporale di oltre 20 anni in capo ai diversi soggetti appartenenti ad un medesimo nucleo familiare».

Gli approfondimenti investigativi hanno portato alla luce una netta sproporzione del patrimonio disponibile rispetto ai redditi dichiarati, peraltro insufficienti a soddisfare anche primarie esigenze di vita.

L’esecuzione del sequestro ha consentito di sottrarre ai soggetti nella prospettiva di farli acquisire, tramite confisca, al patrimonio dello Stato i seguenti beni:

  • 3 complessi aziendali;
  • 19 fabbricati;
  • 1 villa di prestigio;
  • 2 capannoni industriali di rilevanti dimensioni,
  • 3 appezzamenti di terreno.
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