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Soccorritori tra le gole del Raganello

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Il capo della Protezione civile Borrelli: «Le allerte vanno rispettate». La replica: «Serve verità, non capri espiatori»

CIVITA (COSENZA) – «Un’altra tragedia che non doveva esserci. C’era un’allerta gialla che prevede anche esondazioni improvvise che é stata ignorata». Il capo della Protezione civile Angelo Borrelli non ha lasciato spazio a repliche. Parole, le sue, che si innestano nelle polemiche divampate a seguito della piena assassina del torrente Raganello che, a Civita, nel cuore naturalistico del Pollino ha provocato la morte di 10 persone e il ferimento di altre 11.

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Tutto questo mentre la comunità della enclave arbereshe di poco meno di mille anime, tra mille incognite e interrogativi, tenta lentamente di riguadagnare spazi di normalità e la Procura della Repubblica di Castrovillari dispone il sequestro probatorio delle Gole del Raganello nel territorio del comune di Civita. Provvedimento emesso dal procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla, nell’ambito dell’inchiesta aperta contro ignoti ipotizzando i reati di omicidio colposo, lesioni colpose, inondazione e omissione d’atti d’ufficio. Il provvedimento è in corso di esecuzione da parte dei carabinieri.

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Borrelli, dopo avere reso omaggio, assieme al presidente della Regione Calabria Mario Oliverio (entrambi nella foto in basso) alle vittime e visitato i feriti e familiari nell’ospedale di Castrovillari (poi andrà anche a Cosenza), è arrivato in mattinata in paese e ha rincarato la dose: «Bisogna tenere conto delle allerta – ha sostenuto – che vengono diramate fosse una, dieci, cento volte». Davanti alle domande dei giornalisti ha glissato sul tema delle responsabilità: «Ci sarà tempo – ha detto – e ci sono organi competenti che accerteranno». Accuse alle quali i sindaci dei quattro Comuni attraverso i cui territori scorre il Raganello non ci stanno. «No alla ricerca di capri espiatori, va cercata la verità», dicono. E definiscono «una comoda giustificazione» il richiamarsi all’allerta gialla. «Non specifica i luoghi interessati» è il loro ragionamento, e comunque i comuni non hanno né risorse né mezzi.

La tragedia del Raganello, con il suo carico di dolore e morte, ha visto partecipe anche il Papa che, nell’udienza generale nell’aula Paolo VI, ha detto di affidare alla «Misericordia di Dio quanti sono drammaticamente scomparsi» manifestando «vicinanza» ai loro cari (GUARDA IL VIDEO). 

Sul fronte delle indagini, dalla Procura di Castrovillari viene sottolineato che l’indagine è alle fasi iniziali. «Al momento – ha dichiarato il procuratore Eugenio Facciolla – si stanno acquisendo documenti». In parallelo va avanti l’azione di verifica amministrativa avviata dal prefetto di Cosenza su input del ministro dell’Ambiente Costa. Intanto, però, il termometro della polemica è orientato decisamente verso l’alto ed è stato il governatore calabrese, nel giorno del lutto regionale, con bandiere a mezz’asta negli uffici dell’ente e in quelli istituzionali, a stigmatizzare l’atteggiamento di chi «davanti ad una tragedia di questa portata che lascia un segno profondo ed esige silenzio e riflessione» ha agitato «polemiche strumentali».

A Civita dove assieme a Borrelli e Oliverio si sono ritrovati anche il prefetto di Cosenza Paola Galeone, il questore Rossella Petrocchi, il capo della Protezione civile calabrese Carlo Tansi e i vertici delle forze dell’ordine, unanime è stato il plauso e il riconoscimento per l’efficienza e tempestività della macchina dei soccorsi (LEGGI IL RACCONTO DEI SOCCORRITORI).

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A margine della riunione in municipio il sindaco, Alessandro Tocci, ha annunciato assieme ai colleghi degli altri comuni interessati all’area naturalistica, un piano sulla fruizione in sicurezza delle gole. Oggi, a quarantotto ore dalla tragedia che l’ha investita, l’area del Ponte del diavolo è apparsa quasi deserta. C’erano solo alcuni solitari camminatori, una famiglia statunitense che fa trekking, qualche giornalista e dei poliziotti. Non è stato visto nessuno, invece, nell’area direttamente interessata dalla tragedia. Chiusi, o con zero avventori, i locali pubblici che si trovano sulla strada che conduce all’area. Immagini inedite, per il periodo, che cozzano con la voglia di ritorno alla normalità dei civitesi, non solo dei tanti operatori turistici cresciuti all’ombra di un piccolo miracolo economico. Nessuno è disposto a farsi facili illusioni. «Quanto accaduto – ha detto il titolare di un bar che dal pomeriggio di lunedì non ha mai abbassato le serrande – è stato un evento eccezionale. Adesso, pensando alle vittime e alla guida che era particolarmente esperta, l’auspicio è che non ci siano ripercussioni negative». In piazza, davanti alla chiesa, vicino all’edicola, la discussione è monotematica. Tra gli aspetti che accendono la discussione l’allerta gialla «quasi ogni giorno ne viene diramata una» – «chiedete al Padreterno se fa piovere meno» ha detto al mattino Borrelli a chi glielo ha fatto notare – ma anche la «deregulation» degli accessi: «In effetti – ha ammesso più di uno – si è forse esagerato». Ora, però, è troppo tardi.

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