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CATANZARO – Dal carcere di Reggio Calabria era uscito il 21 aprile scorso, ottenendo i domiciliari a causa del rischio contagio, considerato elevato per via di alcune gravi patologie di cui soffre. Ora, però, per il presunto boss Carmine Alvaro detto “u bruzzise”, arrestato nel settembre del 2018 per associazione mafiosa e coinvolto dell’inchiesta “Iris”, si sono riaperte le porte del carcere, stavolta quello di Palmi, per non aver rispettato le prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria al momento della concessione dei domiciliari.

I carabinieri di Sinopoli, infatti, hanno dato seguito alla richiesta del Tribunale di Palmi, che a sua volta ha accolto la richiesta dell’aggravamento della misura cautelare da parte della Dda di Reggio Calabria, in quanto Alvaro già il giorno dopo aver ottenuto i domiciliari era stato trovato dai carabinieri in compagnia di 3 persone non autorizzate ad avere contatti con lui, una delle quali, fra l’altro, nel tentativo di sottrarsi al controllo, si era nascosto sotto un letto. Inoltre, incontrando quelle persone, il boss aveva anche violato le disposizioni varate per contrastare la diffusione del contagio e che gli imponevano di non ricevere né fare visite.

Da qui la richiesta della Dda reggina, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri, di disporre nuovamente la custodia cautelare in carcere.

Secondo i magistrati, questa nello specifico l’accusa che pesa sul boss ed emersa nell’inchiesta “Iris”, la cosca Alvaro aveva allungato i suoi tentacoli sull’assegnazione di importanti appalti pubblici attraverso lo stretto legame con alcuni amministratori locali, tra cui il sindaco di Delianuova Francesco Rossi, anch’esso attualmente ai domiciliari.

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