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Massimo Cundari

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COSENZA – È ancora alla guida della sua Bmw quando i carabinieri lo fermano in via Nicola Serra, nei pressi della sua abitazione. «Ingegnere, deve seguirci in caserma, per favore». L’uomo al volante è Massimo Cundari, 56 anni, comandante provinciale dei vigili del fuoco di Cosenza e, poco prima, ha intascato una mazzetta da 2500 euro.

Accadeva lo scorso 5 giugno e ieri, dopo diciotto giorni di passione, per lui si sono spalancate le porte del carcere (LEGGI). Concussione, falso e induzione indebita a dare o promettere utilità; sono queste le accuse contestate all’alto ufficiale dei pompieri, il secondo “vip” cosentino – il primo era stato l’ex prefetto Paola Galeone – a scivolare su una brutta storia di bustarelle nell’arco di pochi mesi.

Gli investigatori erano sulle sue tracce fin dallo scorso 26 febbraio, data in cui un imprenditore di Montalto (Cs) si reca in caserma a denunciarlo, raccontando di essere costretto, da anni, a versargli somme di denaro a tutela delle proprie attività d’impresa. L’uomo, infatti, si occupa di installazione di impianti a gpl e, nel 2018, cerca di inserire anche suo figlio nel settore dei petroli. Per aprire una nuova azienda, però, è necessario ottenere una serie di nulla osta amministrativi e legati alla sicurezza sui luoghi di lavori; qui entra in gioco Cundari.

L’imprenditore si rivolge a lui nel 2018 e, fin dal principio, il dirigente dei pompieri gli avrebbe chiesto soldi per sbrigare con successo la sua pratica. Serve un’autorizzazione per il rilascio dei cosiddetti gas tecnici? Con 2500 euro si può. L’idoneità tecnica dei dipendenti? Un accertamento che con 2000 euro si salta a pié pari. Manca un certificato indispensabile per completare l’iter burocratico? Mille euro, grazie. Continue richieste di tangenti, dunque, che alla fine dell’anno lo convincono dell’opportunità di presentarsi agli incontri con il comandante indossando un microregistratore.

Così facendo, documenta anche la madre di tutte le richieste: quindicimila euro per pagagli anche le rate della sua Bmw e per le quali Cundari predispone anche uno scadenzario: tremila a dicembre, duemila a gennaio e il resto tra marzo e aprile. L’imprenditore sceglie di non conciliare e dopo la denuncia, alle sue intercettazioni artigianali si aggiungono quelle dei carabinieri che immortalano, fra le altre cose, le minacce da lui subite a fronte dei mancati pagamenti, tra cui quella con cui il comandante paventa di guidare personalmente un’ispezione nella sua azienda. Si prosegue così per diversi mesi, con dialoghi e chat dal contenuto esplicito che rendono superfluo il ricorso ai condizionali di rito, per arrivare poi al fatidico 5 giugno, quando viene colto sul fatto, con in mano le banconote ancora fumanti.

Quel giorno, i militari si limitano a perquisirgli la casa e l’ufficio, ma nelle ore successive Cundari comincia a usare un’altra utenza telefonica, intestata a un suo conoscente, circostanza che in seguito il giudice firmatario dell’ordinanza utilizzerà per giustificare la scelta di spedirlo in carcere, ritenendo elevato il rischio di inquinamento probatorio. A suo avviso, infatti, la falsificazione di diversi documenti da lui operata fa sospettare l’esistenza «di una rete di complicità o di connivenze all’interno del Corpo al quale appartiene» e, come se non bastasse, la «spregiudicatezza» dei suoi comportamenti innesca un ulteriore dubbio: che quello in questione non sia un caso isolato.

Di questo, almeno, è convinta la Procura diretta da Mario Spagnuolo che, non a caso, oltre ad aver chiesto e ottenuto l’arresto dell’indagato, evidenzia in una nota come, a suo carico, siano emersi anche «ulteriori e gravi fatti, penalmente rilevanti, ma ancora oggetto di investigazioni». La faccenda, insomma, potrebbe non finire qui.

Massimo Cundari era alla guida dei pompieri cosentini dal settembre del 2016 – incarico che aveva ricoperto a interim già tra il 2010 e il 2011 – e nel decennio precedente ha rivestito il ruolo di vicecomandante. Di recente era stato trasferito presso il comando di Forlì-Cesena e poi dirottato a Sassari in seguito allo scandalo sollevato dalla sua disavventura giudiziaria. Avrebbe dovuto prendere servizio in Sardegna proprio a fine mese, ma si trova ora detenuto nel carcere di Cosenza. Lo difende l’avvocato Nicola Carratelli.

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