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Eugenio Facciolla

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COSENZA – L’ex procuratore di Castrovillari, Eugenio Facciolla, è stato rinviato a giudizio ieri con l’accusa di corruzione in atti d’ufficio e falsità ideologica. Il processo che lo riguarda avrà inizio il prossimo 19 gennaio davanti al Tribunale di Salerno in composizione collegiale e vedrà imputati anche il poliziotto Vito Tignanelli, sua moglie Marisa Aquino, il maresciallo dei carabinieri forestali Carmine Greco e il suo collega Alessandro Vincenzo Nota.

Si conclude così il primo round di una vicenda giudiziaria che si è trascinata per mesi, con l’udienza preliminare, lunghissima, che ha regalato anche un anticipo di dibattimento con le dichiarazioni fiume rese in aula dal principale imputato, il magistrato cosentino oggi retrocesso a giudice civile e trasferito a Potenza per volontà del Csm.

Durante la sua arringa, Facciolla si è dichiarato vittima «di un omicidio professionale», non lesinando frecciate all’indirizzo di Nicola Gratteri del suo ufficio che, in questa vicenda, hanno giocato un ruolo per certi versi seminale.

La Procura di Salerno gli contesta una serie di incarichi per attività di intercettazioni telefoniche e ambientali assegnati dal suo ex ufficio del Pollino alla “Stm srl”, un’azienda del settore che, a sua volta, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe ricambiato la cortesia mettendogli a disposizione due sim card e un sistema di videosorveglianza sotto la sua abitazione.

Con Facciolla sono indagati anche i titolari della ditta, i coniugi Tignanelli-Aquino, già noti per il loro coinvolgimento nell’affaire Exodus, il sofware spia – commercializzato proprio da Stm – che per via di un difetto di fabbrica potrebbe aver messo a rischio i segreti delle Procure di mezz’Italia. È un’altra storia sulla quale indagano le Procure di Benevento e Napoli, impegnate a far luce su una vicenda ancora oscura e dalle conseguenze a tutt’oggi imprevedibili.

Ormai privo di veli, invece, è il capitolo salernitano della saga, la cui genesi risale al 2018. In quei giorni, infatti, la Procura di Catanzaro indaga sui rapporti pericolosi tra la ’ndrangheta e il maresciallo Greco, un tempo stretto collaboratore di Facciolla, ma oggi sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa. Gli accertamenti disposti sul conto del sottufficiale fanno emergere anche dubbi di irregolarità a carico dell’allora procuratore di Castrovillari, tra cui una serie di presunte falsificazioni di atti d’indagini oggi contestate ai due in un altro capo d’imputazione.

Tali circostanze inducono l’ufficio di Gratteri a inviare la documentazione del caso a Salerno, competente per indagini a carico di magistrati del distretto di Cosenza e Catanzaro, e sono anche all’origine del deterioramento dei rapporti tra lo stesso Gratteri e il già procuratore generale della Corte d’Appello, Otello Lupacchini. Quest’ultimo, in seguito, contesterà al dominus dei pm catanzaresi di essersi spogliato in ritardo della competenza sull’inchiesta che coinvolgeva anche Facciolla, continuando così a indagare in modo da lui ritenuto illegittimo.

Lo scontro tra i due, acuitosi fino a sfiorare profili di incompatibilità ambientale, approderà poi all’attenzione di un Csm non ancora travolto dagli scandali, per concludersi con un’archiviazione. La resa dei conti, però, è solo rimandata di qualche mese. Lupacchini, infatti, critica apertamente Gratteri durante una trasmissione televisiva e, stavolta, il Csm interviene anche nei suoi confronti, trasferendolo in quel di Torino dopo aver retrocesso anche lui al ruolo di viceprocuratore.

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