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Il camion di Pisano e il corpo di Denis Bergamini

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Lacrime e sangue. Sull’asfalto di Roseto ci sono solo quelle. Il sangue è di Donato Bergamini, le lacrime che sgorgano copiose sono di Isabella Internò. Il primo che la vede in preda alla disperazione è Mario Panunzio, l’uomo che l’accompagnerà al bar a fare le telefonate, ma nei giorni successivi saranno decine e decine le persone che ne documentano lo choc emotivo in corso.

Nel mezzo, c’è il passaggio al bar di Infantino, con la moglie del titolare che la porta in bagno su sua richiesta e mentre salgono le scale, nota che è scossa da un fremito nervoso. “Buttato… si è buttato… buttato”, ripete ossessivamente.

Secondo la Procura sta dissimulando le sue emozioni più autentiche, perché già da una settimana ha pianificato l’omicidio del suo ex fidanzato e quella, quindi, è solo una recita.

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Nell’elenco dei testimoni c’è anche chi la descrive “fredda”, “distaccata”, non particolarmente scossa da quegli eventi. Si tratta di impressioni maturate ancora dal 2011 in poi giacché prima d’allora nessuno aveva rilevato in lei i segni della glacialità.

Il camion di Raffaele Pisano

Se l’atteggiamento di Isabella appare spontaneo, quello di Pisano non è da meno. Dopo aver tentato per anni di coinvolgerlo nella cospirazione, la Procura ha dovuto ammettere che è solo un camionista che passa di lì per caso, ma per lui parlano anche le reazioni emotive. Forte, il camionista che lo segue da vicino lo vede pochi secondi dopo l’investimento biascicare parole come “Non l’ho visto, non l’ho visto”. Poi parlando con Donata Bergamini gli mette in bocca anche un “Era già a terra, era già a terra!”, dichiarazioni che non conferma poi davanti a Giacomantonio. Lo farà tre anni più tardi davanti a Facciolla, ma torniamo a Pisano. “Trent’anni sulla strada e questo ragazzo proprio sotto alle mie ruote doveva buttarsi”.

Quando arriva Panunzio, l’autista ha cambiato atteggiamento: non è più in stato catatonico, ma strepita e inveisce contro il cielo. Una mezzoretta più tardi, sul posto c’è l’ambulanza con due barellieri giunti per portar via il corpo del povero Bergamini. Uno di questi, Salvatore De Paola, nota un uomo che passeggia nervosamente nei pressi del cadavere. Si rivolge a lui, senza sapere che si tratta proprio del camionista, e indicando il morto sull’asfalto dice: “Poveretto questo ragazzo”. La reazione di Pisano è furiosa: “Poveretto io! Mi ha rovinato la vita!”. Confusione, sgomento e poi rabbia. L’escalation emotiva del rosarnese, nei minuti successivi alla tragedia, è tutta qui.

La Fiat Ritmo di Mario Panunzio

Seguiranno anche per lui le lacrime con cui, un anno e mezzo più tardi, inonderà l’aula di tribunale durante il processo che lo vede imputato – e poi assolto – per omicidio colposo. Anche Isabella, manco a dirlo, singhiozzerà a tutto spiano intervenendo come testimone nell’udienza a lei dedicata, ma si tratta di dettagli. La Procura ne è certa: mente lei e mente pure il camionista. È vero che ha investito Bergamini per caso e che non è coinvolto nella cospirazione, ma si “allinea” alla versione della ragazza, quella secondo cui il calciatore si è tuffato volontariamente sotto al suo camion.

Secondo la polizia giudiziaria lo fa per “convenienza”, perché ciò “avrebbe comportato per lui minori conseguenze rispetto, invece, a quel che si sarebbe verificato qualora avesse riferito la verità ovvero che il corpo si trovava già per terra (come lo stesso Pisano aveva rivelato a Francesco Forte qualche istante dopo l’investimento)”.

Dell’atteggiamento ondivago di Forte abbiamo già riferito. Oscure, invece, sono le ragioni per cui Pisano avrebbe ritenuto opportuno omettere un particolare – quello del corpo già a terra – che lo avrebbe scagionato con effetto immediato. Il suo cruccio, in quelle ore, è quello di non perdere la patente di guida che gli dà sostentamento. Piuttosto che affrontare un processo per omicidio colposo, che in caso di condanna avrebbe avuto anche questa conseguenza per lui infausta, gli sarebbe convenuto molto di più dire di aver investito un uomo già morto. Invece ha sempre affermato di aver messo sotto una persona che poco prima si trovava in posizione eretta.

Raffaele Pisano durante la sua deposizione

Il sottocapitolo dell’informativa a lui dedicato si apre con una serie di note biografiche. Suo cognato Antonio Cimato, il fratello della moglie, è stato ucciso nel 1986 nell’ambito di una guerra tra le cosche della Piana di Gioia di Tauro. Lo stesso cognome Pisano – parallelo che sostiene di aver fatto all’epoca anche Franco Pino – rimanda alla ragione sociale di una potente famiglia di ‘ndrangheta del reggino collegata al clan Pesce. Raffaele è incensurato e non c’è alcun rapporto di parentela neanche alla lontana tra lui e quei Pisano lì, ma attenzione “è interessante notare” – la polizia giudiziaria scrive proprio così – come una figlia del boss omonimo dimori nella stessa via in cui risiede il camionista: lei sta al civico 59 e lui al 68.

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