Il procuratore Eugenio Facciolla

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CASTROVILLARI (COSENZA) – Un piccolo esercito di Forze dell’ordine (oltre 150 carabinieri, supportati dai militari del 14esimo battaglione carabinieri ‘Calabria’, dello squadrone eliportato cacciatori di Calabria e del nucleo cinofili di Vibo Valentia, con la copertura aerea del velivolo dell’ottavo nucleo elicotteri di Vibo Valentia) ha dato esecuzione ad un provvedimento di fermo di indiziato di delitto, emesso dalla procura della repubblica di Castrovillari, diretta dal procuratore Eugenio Facciolla, nei confronti di quindici persone, tra cui due donne, a vario titolo ritenute responsabili dei reati di associazione per delinquere finalizzata al taglio ed alla ricettazione di legname, furto di autovetture, tentato omicidio, estorsione, furti in abitazione, incendi e riciclaggio.

L’operazione, denominata Fangorn, ha fatto luce su una vera e propria struttura criminale ramificata su tutto il territorio cosentino che avrebbe gestito le attività di taglio abusivo di legname nelle aree montane di Rossano.

I partecipanti all’associazione, secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai carabinieri della Compagnia di Rossano, avrebbero dato il loro contributo sia nel taglio, ma soprattutto nella ricettazione del legname depezzato che veniva poi stoccato in alcune aree o magazzini e rivenduto ai consumatori finali. Le attività di taglio avvenivano per lo più in aree demaniali, regionali e comunali tra cui alcune sottoposte a vincolo comunitario, poiché riconosciute da normative europee quali Siti di interesse comunitario “Habitat” e ha interessato anche alberi secolari.

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero della Procura di Castrovillari Luca Primicerio e dirette dal procuratore Eugenio Facciolla, sono iniziate dopo il tentato omicidio di un allevatore di Rossano compiuto nel gennaio 2018. Nell’occasione i militari dell’Arma furono chiamati dalla stessa vittima rimasta fortuitamente illesa dopo che qualcuno gli aveva sparato mentre era sul suo fuoristrada.

In precedenza, per la volontà dell’organizzazione di sfruttare le aree naturali per lo stoccaggio della legna, lo stesso allevatore era stato vittima di un tentativo di estorsione ad opera di quattro dei fermati con l’incendio di un ovile. L’obiettivo, secondo l’accusa, era incutere timore all’allevatore, costringendolo a liberare il proprio terreno per avvantaggiare gli interessi e le dinamiche criminali dell’associazione.

L’inchiesta ha portato alla luce anche il furto di automezzi per trasportare la legna, furti in abitazione e estorsioni ai danni di dieci proprietari di immobili costretti a pagare una cifra annuale per la cosiddetta guardiania. Dodici fermati sono stati portati in cella mentre ad uno il provvedimento è stato notificato in carcere dove era già detenuto. Le donne sono state poste ai domiciliari.

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