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I tavolini della trattoria davanti la chiesa

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ROCCA IMPERIALE (COSENZA) – Chissà se a Palermo, la celeberrima Antica Focacceria di San Francesco, abbia mai avuto problemi di convivenza con la cattedrale che si erge maestosa dirimpetto al caffè che fu ritrovo di artisti e scrittori, intellettuali e militanti, diventando – ben prima di assurgere a simbolo della lotta al racket – un emblema dell’intellighenzia palermitana da Sciascia in giù.

Le cronache – almeno quelle recenti – non riportano traccia di screzi con i rettori della basilica e tutto lascia propendere per una pacifica convivenza tra il sacro e il profano sulla piazza intitolata al patrono d’Italia.

Non così avviene, fatte le proporzioni del caso, tra i vicoli di Rocca imperiale, borgo tra i più belli d’Italia e ultimo presidio calabro prima che il Mar Ionio abbracci i lidi metapontini. Qui un altro cenacolo, tappa obbligata di buongustai e intellettuali di ogni risma, si trova impegnato in singolar tenzone con l’antistante chiesa dell’Assunta.

All’origine della contesa tra la Trattoria dei poeti – questo l’evocativo nome della locanda – e il parroco fra Mimmo Campanella, è proprio la condivisione degli spazi “comuni”. In particolare il posizionamento dei tavolini del locale sul sagrato della chiesa madre: un balcone affacciato sulle acque abbacinanti del Golfo di Taranto.

A spiegare gli elementi del curioso caso al Quotidiano del Sud è la proprietaria della trattoria, Silvana Faraldi, da 15 anni alla guida di un locale che ha saputo ritagliarsi la fama di custode della tradizione enogastronomica locale in un contesto intimo e accogliente. Insignita da Slow food e Tripadvisor con attestati che ne certificano l’alto gradimento tra i clienti, basta scorrere il muro dei commenti online per intuire come i punti di forza della trattoria siano – oltre ai sapori della tradizione – l’affabilità del personale e la posizione a dir poco suggestiva.

Silvana riassume così la vicenda: «Abbiamo riaperto il locale il 30 giugno, la nostra è un’attività stagionale limitata all’estate, e abbiamo presentato in Comune la planimetria dei tavolini da mettere all’esterno, che ne prevedeva il posizionamento sia sulla piazzetta che su parte del sagrato della chiesa. Così – aggiunge – facciamo da 15 anni, senza aver mai avuto problemi con i parroci precedenti».

Ad ulteriore precisazione, Silvana spiega che «i tavolini non sono mai stati messi davanti al portone della chiesa che, comunque, la sera, quando il ristorante è in piena attività, è chiusa».

Il nuovo parroco avrebbe però gradito poco la consuetudine, ponendo il proprio veto al posizionamento dei tavolini. «Non più di cinque – assicura Silvana -, due dei quali sul suolo comunale, gli altri sulla parte di piazza di proprietà della chiesa».

A nulla sarebbe valsa l’intermediazione del sindaco Giuseppe Ranù e neppure la rassicurazione che lo “sconfinamento” terminerà il 20 agosto, proprio nel tentativo di trovare un compromesso che «possa assicurare al locale di lavorare nel periodo più intenso della stagione estiva», quando si registra un discreto flusso di turisti. Poi la Trattoria dei poeti chiuderà i battenti «e se ne riparlerà la stagione successiva».

Muro contro muro, dunque, visto che il Comune può disporre del suolo comunale ma non di quello che risulta intestato alla parrocchia. «Ciò che mi sorprende – conclude Silvana – è che in tutta Italia si cerca di andare incontro alle attività che sono rimaste chiuse per l’emergenza Covid, mettendo a disposizione spazi pubblici, anche davanti alle chiese. Qui a Rocca Imperiale invece no, e la cosa rischia di creare un danno alla nostra attività e alle persone che ci lavorano». 

Sul punto, nel rispetto del contraddittorio, avremmo volentieri ospitato anche il parere di frate Campanella, ma il religioso, contattato al telefono, ci ha liquidato con uno sbrigativo “poi ci sentiamo”. Chiudendo il discorso senza troppi complimenti. 

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