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RENDE (COSENZA) – Uno studio statunitense (Neeltje van Doremalen et al, New Eng. J. Med. 2020) ha chiarito che il coronavirus resiste su varie superfici per tempi differenti. In particolare è stato analizzato il tempo di permanenza su plastica, acciaio, rame e cartone. Tutti dati su cui ha svolto un approfondimento Cesare Indiveri, professore ordinario di Biochimica del dipartimento di Biologia, Ecologia e Scienze delle Terra dell’Unical.

I dati indicano che il virus SARS-CoV2 è più stabile sulla plastica e sull’acciaio, meno su rame e cartone. Infatti, su rame il virus sparisce dopo sole 4 ore, sul cartone sparisce dopo 24 ore. Su plastica ed acciaio permane per più tempo, resistendo fino a 2 giorni sull’acciaio e 3 giorni sulla plastica. In ogni caso, su queste superfici il virus riduce moltissimo la sua pericolosità dopo un giorno sull’acciaio e dopo 2 giorni sulla plastica.

I dati dello studio si riferiscono alla permanenza del virus sulle superfici in assenza di trattamenti disinfettanti. Infatti, è ormai noto che soluzioni disinfettanti contenti alcol etilico al 70% inattivano il virus in pochi minuti.

La permanenza di SARS-CoV2 nell’aria merita un discorso a parte. Infatti, il virus non permane nell’aria in forma libera, ma tende a permanere in situazioni in cui si formino “aerosol” cioè micro gocce di liquido che intrappolano il virus e restano in sospensione nell’aria, con un meccanismo analogo a quello che osserviamo quando nebulizziamo un farmaco con apparecchiature apposite per l’aerosol-terapia. Queste situazioni si creano difficilmente. Sono più frequenti in ambiente ospedaliero dove vi sono macchinari per la respirazione artificiale. Ciò spiega la rapida diffusione che il virus ha avuto negli ambienti ospedalieri, prima che si comprendesse come si diffonde e quanto tempo resiste.

In conclusione, le misure igieniche e di disinfezione insieme alle norme di distanziamento sociale, introdotte con il cosiddetto “lockdown” in quasi tutti i paesi del mondo, hanno indubbiamente determinato una drastica diminuzione dei contagi che stiamo finalmente registrando. La comunità scientifica sta ancora lavorando per valutare se ci possano essere altri fattori ambientali e /o climatici favorevoli alla diffusione del virus e, quindi, dei contagi.

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