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L'esemplare di Caretta caretta riportata in mare

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CETRARO (COSENZA) – Mariachiara è tornata in acqua, nuoterà nelle acque del mar Tirreno e verso chissà quale altra destinazione. Quel che è certo, è che lo farà grazie all’impegno di chi ha raccolto l’animale, chi l’ha accudita e chi l’ha riportata in mare. L’esemplare adulto di tartaruga Caretta caretta, di nome Mariachiara, è tornato in mare accompagnato dagli sguardi incuriositi di numerosi bagnanti.

La tartaruga era stata ritrovata in evidente stato di difficoltà da Francesco e Mariachiara Mordente, che hanno prontamente allertato la Capitaneria di porto di Cetraro. In quell’occasione era stato contattato il centro referente per il Territorio Crtam M.a.r.e. Calabria di Montepaone.

L’esemplare aveva un filo di nylon alla bocca e un grosso amo da palangaro nella parte bassa dell’esofago. La tartaruga ha ripreso il largo a Roccella Ionica partendo dalla spiaggia di Lampetia a Cetraro, in ottemperanza a quanto previsto dalla normativa, per cui la liberazione dell’esemplare deve essere effettuata in corrispondenza del punto di spiaggiamento.

Presenti all’evento, anche il personale della guardia costiera di Cetraro e il comandante, tenente di vascello Antonino Saladino, Tiziana Fiorillo dell’Anpana e i biologi marini del Crtam, Domenico Asprea e Stefania Giglio.

“Che si tratti di animali neonati, giovani o adulti – hanno precisato – la valutazione dello stato di benessere spetta al medico veterinario del centro recupero che ha esperienza decennale su questi particolari animali. Visto il particolare evento di nidificazione nello stesso comune e visto che gli animali rimasti per troppo tempo sotto la sabbia possono essere incastrati, feriti, completamente disidratati e stressati, la raccomandazione è quella di avvisare i sanitari del centro recupero nel momento della schiusa in modo da poter intervenire qualora ravvisino situazioni di pericolo per i neonati. Auguriamo a Mariachiara di uscire dall’acqua solo esclusivamente per deporre le uova nelle nostre meravigliose spiagge. Ci auguriamo anche che abbia imparato che la stessa specie umana, sebbene possa causarle dei danni gravissimi, è anche in grado di porvi riparo soccorrendola, prendendosene cura e restituendola alla vita marina”.

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