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Francesco De Cicco

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Sul disastro calcistico del Cosenza c’è qualcuno che parla. Senza perifrasi e senza nascondersi la mano.

Mi riferisco all’assessore comunale Francesco De Cicco che boccia la dirigenza Guarascio e reclama una nuova fase (LEGGI). Ma dice altro, l’assessore. Il presidente del Cosenza per il suo impegno calcistico ha avuto per ben 5 volte rinnovato l’appalto per la raccolta differenziata in città, e anche per la monnezza gli esiti sono simili a quelli del pallone a vedere in giro la spazzatura non raccolta.

Una bocciatura anche al suo sindaco, quella di De Cicco, che intanto da mesi si è proposto lui come candidato a primo cittadino alle prossime elezioni.

Francesco, il nome più diffuso a Cosenza, De Cicco, popiliano di appartenenza (nel popoloso quartiere gestisce un centro scommesse)  è l’ultimo esponente del populismo locale. Una sorta di peronismo civico 4.0 (o forse solo 2.0) che con il gruppo “Futuro insieme” sta raccogliendo associazioni dei quartieri e partite Iva in rivolta.

De Cicco si promuove molto sul web. Dirette facebook, post empatici, segnalazioni di guasti e pronto intervento degli operai comunali secondo la lezione del sindaco Cito a Taranto. E poi processioni locali, pensieri in rigoroso dialetto cosentino verace, foto con figli. Un amministratore populista che conta sul popolo. Ultimo esponente di quella lunga marcia dei ceti subalterni che si ribellano ai propri leader di riferimento per mettersi in proprio.

Accadde ai Gentile della prima ora, esponenti del popolo e con alti consensi nei quartieri. Poi vennero i Bartolomeo da via Popilia con Consalvo e Roberto, chiamati “u famigliuni” in un bel libro di Paolo Palma dedicato al consenso elettorale.

Ne è epigono anche Antonio Ruffolo, detto “Totonno a mmasciata” che non vuole essere una caricatura, ma la dedizione ai suoi elettori che dal 1997 ne hanno decretato il continuo successo che esercita ancora in consiglio comunale. 

Ora è il tempo di Francesco De Cicco. Con le sue liste, la coptazione di giovani, la contestazione a coloro che ha supportato. 

Opera in quartieri difficili (il 19 dicembre del 2017 la sua Bmw fu incendiata sotto casa), ha rapporti stretti con le cooperative comunali nate nel disagio e con rapporti difficili con Guarascio sulla spazzatura, dialoga facile con il sottoproletariato urbano. 

Vuole fare il sindaco. Non sappiamo se ci riuscirà. Di certo ne condizionerà in qualche modo l’esito. Negli anni Settanta gli attivisti comunisti nel suo quartiere scrivevano: “Anche via Popilia è Cosenza”. Quarant’anni dopo si scrive così: “Via Popilia, Cosenza”. 

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